Terremoto in Friuli, 50 anni dopo Marano e Buja si ritrovano: «Non abbiamo dimenticato»
Nel 1976 circa 200 bambini bujesi furono accolti a Marano Lagunare dopo il sisma. Gli ex bambini sono tornati per raccontare quei mesi e rinnovare un legame rimasto vivo per mezzo secolo

Il tempo, a volte, restituisce ai gesti compiuti nel passato un significato ancora più grande. È successo domenica 20 settembre a Marano Lagunare, dove, a cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976, le comunità di Marano e Buja si sono ritrovate per ricordare una pagina di solidarietà rimasta impressa nella memoria di entrambe.
Nel periodo successivo al sisma, circa 200 bambini di Buja furono accolti a Marano, lontano dalle loro case e dalle conseguenze di uno dei terremoti più devastanti della storia recente del Friuli.
Quella che allora fu una risposta spontanea all'emergenza è diventata, mezzo secolo dopo, una storia di amicizia, riconoscenza e legami umani che il tempo non ha cancellato.
Gli ex bambini tornano a raccontare quei mesi
Tra i protagonisti della giornata ci sono stati proprio i bambini di allora, oggi adulti. Alcuni di loro sono tornati a Marano per condividere ricordi che appartengono alla loro infanzia e alla storia delle due comunità.
Tra questi Marco Tonino, che nel 1976 aveva 11 anni.
Nelle testimonianze degli ex bambini sono riemersi il terremoto, la paura e la distanza dalle proprie famiglie, ma anche la quotidianità ritrovata a Marano. I giochi, le attività, le gite e i momenti trascorsi insieme contribuirono a trasformare l'esperienza dell'accoglienza in qualcosa che andava oltre la semplice ospitalità.
Per quei bambini Marano divenne per alcuni mesi un luogo familiare, grazie alle persone che si presero cura di loro e alle relazioni costruite giorno dopo giorno.
I disegni del 1976 diventano memoria
Uno dei momenti più significativi della giornata è stato legato ai disegni realizzati dai bambini nel 1976, oggi esposti alla Vecchia Pescheria di Marano.
Sono immagini nate attraverso lo sguardo dell'infanzia, quando il terremoto e l'allontanamento da casa venivano raccontati non attraverso documenti ufficiali, ma con matite, colori e rappresentazioni semplici.
A distanza di cinquant'anni, quei disegni sono diventati veri e propri documenti di memoria collettiva. Raccontano un pezzo della storia del terremoto, ma anche l'esperienza dell'accoglienza vissuta dai più piccoli.
Il sindaco di Marano Lagunare Mauro Popesso ha richiamato proprio il valore di quelle testimonianze e di quei disegni, sottolineando come i gesti compiuti nel 1976 abbiano assunto, con il passare del tempo, un significato ancora più profondo.
Dalla parrocchia alle famiglie: una comunità mobilitata
Per accogliere i bambini si mobilitò un'intera comunità. Durante la commemorazione sono state ricordate le persone che contribuirono concretamente a organizzare l'ospitalità.
Tra loro monsignor Elia Piu, don Luigi Regeni e l'allora sindaco di Marano Lagunare Luciano Regeni, insieme alla parrocchia di San Martino Vescovo, ai volontari e alle numerose famiglie maranesi che si presero cura dei bambini.
Il ricreatorio parrocchiale divenne un punto di riferimento per l'ospitalità e le attività quotidiane. Il Comune, invece, mise a disposizione la cucina della Scuola dell'Infanzia per la preparazione dei pasti.
Una macchina organizzativa nata nel pieno dell'emergenza e alimentata soprattutto dalla disponibilità delle persone.
Il ricordo della ricostruzione e di Gino Molinaro
Nel corso della giornata è stato ricordato anche il percorso successivo al terremoto e la lunga fase della ricostruzione.
Nella memoria della comunità di Buja è stata richiamata la figura di Gino Molinaro, che dal 1977 avrebbe guidato il Comune negli anni decisivi della ricostruzione del paese.
La storia dell'accoglienza di Marano si inserisce così nella memoria più ampia di un territorio che, dopo la devastazione del 1976, dovette affrontare una lunga e complessa fase di rinascita.
Buja: «Una riconoscenza rimasta viva»
La sindaco di Buja Silvia Maria Pezzetta ha ripercorso le vicende del terremoto e dell'accoglienza, esprimendo la riconoscenza della comunità nei confronti di Marano Lagunare e di tutte le persone che, cinquant'anni fa, si misero a disposizione dei bambini e delle loro famiglie.
Un sentimento che non si è esaurito con il passare delle generazioni. Le testimonianze raccolte durante la giornata hanno mostrato come quel rapporto sia rimasto vivo e continui a rappresentare un elemento significativo nella memoria delle due comunità.
I due Consigli comunali insieme per guardare al futuro
Il desiderio di trasformare il ricordo in un rapporto destinato a continuare aveva già trovato un primo momento concreto venerdì sera a Buja, con la riunione congiunta dei due Consigli comunali.
Le amministrazioni hanno assunto l'impegno di rafforzare la collaborazione tra le rispettive comunità, partendo proprio da quella storia di mutuo soccorso nata nel 1976.
Non soltanto dunque una commemorazione, ma la volontà di dare continuità a una relazione costruita mezzo secolo fa in circostanze drammatiche.
Le bande suonano insieme, presenti le forze del territorio
A dare un ulteriore significato alla giornata è stata anche la musica. Le bande di Marano Lagunare e Buja hanno suonato insieme durante la commemorazione, in uno dei momenti più partecipati dell'incontro.
Alla cerimonia hanno preso parte anche rappresentanti dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della guardia costiera, della protezione civile e dell'associazione nazionale alpini.
Presenze che hanno richiamato il ruolo svolto dalle istituzioni e dal volontariato nella gestione delle emergenze e nella solidarietà alle comunità colpite dalle calamità.
Un'opera per suggellare l'amicizia
A conclusione della giornata è arrivato anche un gesto simbolico destinato a rimanere nel tempo.
Il Comune di Marano Lagunare ha consegnato al Comune di Buja un'opera di Damian Comas, scelta dall'Amministrazione maranese come segno tangibile dell'amicizia costruita tra le due comunità.
Un oggetto concreto per rappresentare un legame nato dall'emergenza e arrivato fino al presente.
Cinquant'anni dopo, una storia ancora viva
Il cinquantesimo anniversario del terremoto, per Marano e Buja, non è stato soltanto un'occasione per tornare con la memoria al 1976.
I bambini che allora raccontavano il terremoto e la loro nuova vita a Marano attraverso i disegni sono tornati cinquant'anni dopo a raccontare quella stessa esperienza con le proprie parole.
E i gesti compiuti allora, forse vissuti semplicemente come la risposta naturale di una comunità davanti alla sofferenza di un'altra comunità, hanno mostrato nel tempo un'eredità più profonda: una memoria condivisa capace ancora oggi di alimentare solidarietà, amicizia e riconoscenza.
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