Memorie dalle macerie: via al progetto digitale sull’archivio Morandini
Il professionista aveva lavorato per il Messaggero Veneto: raccontò in immagini decenni di storia friulana. Un capitale di 18.000 scatti in parte dedicati al terremoto

Dai 3.148 scatti con cui Luigi Morandini, storico fotoreporter del Messaggero Veneto, immortalò il dramma del terremoto del 1976 ha preso avvio il piano di digitalizzazione del suo immenso archivio, 18.000 immagini che documentano decenni di storia friulana: promosso dal Comune di Remanzacco, cui la famiglia Morandini ha donato il prezioso patrimonio, e attuato grazie al sostegno della Fondazione Friuli, il progetto – che continuerà a fasi, con l’obiettivo di creare una teca digitale a disposizione di tutti gli interessati – è stato presentato la sera scorsa, nell’auditorium De Cesare, alla presenza di varie autorità, di un folto pubblico e di alcuni ospiti d’eccezione, le cui testimonianze hanno offerto momenti di profonda emozione.

«Gabriella Gheno, cittadina di Pradamano che nel ‘76 viveva a Majano, fu estratta viva dalle macerie per miracolo, perché un vigile del fuoco si accorse del suo flebilissimo richiamo quando il caposquadra aveva ormai dato ordine di interrompere le ricerche, convinto che sotto i ruderi del condominio crollato non ci fosse più nessun superstite. Il soccorritore si chiamava Remo Zanetti ed è venuto appositamente a Remanzacco dal Trentino, dove vive, per partecipare alla nostra serata commemorativa», sottolinea il sindaco Daniela Briz, definendo «estremamente toccanti» le parole dei due, sempre rimasti in contatto. Per loro, al centro del palco, un lungo e caldo applauso: Zanetti, poi, è stato premiato anche dalla sorpresa di ritrovarsi in una foto di Morandini su una copia del tempo del Messaggero Veneto, che l’amministrazione di Remanzacco aveva posizionato insieme ad altre datate 1976 in un angolo dedicato. «Ha detto che non se lo sarebbe mai aspettato: è rimasto davvero colpito, e noi con lui per la casualità», racconta Briz.
Terza presenza speciale è stata quella di Lina Londero, madre di una bimba – oggi 52enne – cui nei giorni successivi al terremoto il fotoreporter dedicò uno scatto particolarmente toccante, su un cavallino a dondolo. Condotta dal giornalista del Messaggero Veneto Antonio Simeoli, la serata ha registrato la partecipazione del consigliere regionale Roberto Novelli, di Graziano Tilatti, in rappresentanza della Fondazione Friuli, dei sindaci di Pradamano, Enrico Mossenta, e San Pietro al Natisone, Cesare Pinatto, e di un assessore del Comune di Manzano, Cristina Zamparo.

«C’erano poi la famiglia Morandini, naturalmente, Sergio Masetti, curatore della nostra galleria fotografica e grande amico di Luigi, Mariano Pontoni di Fotomariano, formatosi alla scuola di Morandini, il dottor Roberto Peressutti, per la Croce rossa, esponenti dell’Associazione nazionale Vigili del fuoco di Udine e del 3º Reggimento artiglieria da montagna della caserma Lesa: un’occasione istituzionale e comunitaria, insomma, che ci ha riuniti nel ricordo di una figura professionale che ha impresso un segno forte sul territorio e, ovviamente, del dramma del sisma di 50 anni fa», rimarca la prima cittadina, ricordando che il programma commemorativo messo a punto dall’ente locale si concluderà sabato 19 settembre, alle 21, con la proiezione (sempre in auditorium) del film Orcolat.

La sezione sul terremoto dell’archivio Morandini è consultabile sul sito www.archiviofotograficomorandini.it; il processo di digitalizzazione, come detto, proseguirà e sfocerà nella realizzazione di una stanza dotata di lavagna touch screen e di una postazione informatica per la consultazione diretta del materiale. Obiettivo è la creazione di un portale interattivo e partecipativo, che permetterà di scoprire o riconoscere uno spaccato delle comunità e dei territori del Friuli Venezia Giulia.
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