Terremoto a Tramonti: dopo le scosse cadde l’elicottero nel lago di Redona

TRAMONTI DI SOPRA-TRAMONTI DI SOTTO. La distruzione toccò anche Tramonti di sotto e Tramonti di sopra. Qui il terremoto del 6 maggio 1976 non fece vittime, ma rese inagibili buona parte degli edifici. 230 i posti letto allestiti nelle tendopoli all’indomani del sisma che distrusse i due comuni della val Tramontina.
Anche qui regnava la disperazione. Ma la cosa che toccò nell’amino la popolazione, come le scosse che l’anno prima avevamo sconquassato il Pordenonese, fu l’incidente in cui, il 16 aprile 1977, persero la vita quattro vigili del fuoco e un imprenditore impegnati nella ricostruzione.
A bordo dell’elicottero c’erano: Antonio Alfano, 36 anni, Sabatino Bocchetto, 31, Amato Celli, 37, tutti di Roma, Antonio Pedone, 32 anni, di Termini Imerese (Palermo), oltre all'imprenditore Pio Francesco Perin, di San Vito al Tagliamento. L’elicottero cadde nel lago di Redona e per i passeggeri non ci fu nulla da fare.
A Tramonti di sotto e di sopra iniziarono subito a pensare alla ricostruzione. Poche settimane dopo la tragedia, gli abitanti di Tramonti di sopra iniziarono a demolire i muri pericolanti delle case e a ristrutturare gli edifici. Fu tutto inutile perché a settembre il nuovo terremoto distrusse quello che era rimasto in piedi.
Altri crolli vennero registrati anche nella val Tramontina, quel nuovo terremoto demolì il morale della gente che, dopo mesi di resistenza, accettò di trasferirsi nelle località balneari.
Molti i danni subiti anche dalle realtà produttive, comprese le aziende agricole a conduzione familiare. Le stalle non erano più agibili e gli animali furono trasferiti in altre regione subito dopo le scosse di maggio. Quei trasferimenti segnarono il futuro incerto dell’agricoltura e dell’allevamento che nel dopo terremoto persero di interesse.
In val Tramontina come in val D’Arzino, il terremoto aveva distrutto anche le aziende e questo rendeva tutto più difficile. La Lima di Anduins aprì due mesi dopo grazie alla solidarietà ricevuta pure dagli operai, mentre il cementificio di Travesio registrò danni per centinaia di milioni. Il terremoto aveva spostato di 15 centimetri il forno di cottura, alto decine di metri.
L’azienda più danneggiata era la ceramica Galvani che all’epoca occupava circa 300 dipendenti. Anche in questo caso la produzione venne sospesa. Registrarono danni ingenti pure la Pasquotti gomma e l’Ideal Standard dove la furia del terremoto colpì soprattutto i magazzini.
In questo clima di distruzione, anche a Tramonti di sotto e di sopra, con l’aiuto dei volontari, si rimboccarono le maniche e iniziarono a ricostruire tutto quello che il terremoto aveva distrutto. Dieci anni dopo il grande cantiere era completato e la gente, a differenza dei timori iniziali, iniziò le nuove vite nei luoghi dove era nata e cresciuta.
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