"Il muro che unisce" a Tavagnacco: i bambini dipingono un murales per ricordare il piccolo Mattia
Sabato 23 maggio gli alunni della primaria "Don Bosco" restaureranno lo storico dipinto murale della scuola. Un'opera collettiva dedicata al compagno di nove anni scomparso nel 2025. Pronto anche il gazebo da lui sognato per il Consiglio dei Ragazzi

Sabato 23 maggio sarà un giorno speciale per la scuola primaria Don Bosco di Tavagnacco. Con pennelli e colori, i bambini ridaranno vita al murales sbiadito dal tempo. Un gesto collettivo nel ricordo di Mattia Cossettini, il bambino di nove anni di Tricesimo scomparso nel gennaio dell’anno scorso dopo un malore improvviso durante una vacanza con la famiglia a Marsa Alam, in Egitto. L’iniziativa – fortemente voluta dalla Pro Loco di Tavagnacco, e patrocinata dal Comune e dall’Istituto comprensivo – si chiama “Il muro che unisce” e si svolgerà in due momenti. Dalle 10.30 alle 13.00 sarà riservata agli alunni e ai loro insegnanti, impegnati nel restauro del lungo murales che da oltre trent’anni decora il muretto di recinzione dell’edificio scolastico. Dal pomeriggio, a partire dalle 14, l’evento aprirà le porte a tutta la cittadinanza, a chiunque voglia prendere un pennello e contribuire, condividendo una giornata di comunità.
A renderla ancora più speciale sarà il contributo della classe quinta, la classe di Mattia: quei bambini che con lui hanno condiviso i banchi, le ricreazioni, le maestre, dedicheranno un’immagine nuova al loro compagno, un segno permanente sulla parete che resterà negli anni a venire.
Chi sale sulla collina che porta alle scuole di Tavagnacco conosce bene quel murales. Lo descrive con parole precise Alessandra Poz, la madre di Mattia: «È un murales che nasce più di 30 anni fa, dalle mani dei bambini che hanno frequentato la scuola e che, negli anni, hanno voluto lasciare un segno. Racconta la storia di un intero paese, di bambini che giocano spensierati, di granoturco che cresce nei campi, di vendemmia, di antiche corti con il portale in pietra e di case con le terrazze in legno. Negli anni i colori del murales si sono sbiaditi», scrive ancora la madre, «e in molti hanno immaginato quanto sarebbe stato bello ridipingerlo, ritoccando i disegni originali».
Quel desiderio collettivo è rimasto a lungo nel cassetto, ora diventa realtà, anche grazie a Mattia che, nonostante la sua giovanissima età, aveva già le idee chiare su come migliorare il suo paese. Si era candidato al Consiglio Comunale dei Ragazzi di Tavagnacco e nella sua campagna aveva avanzato proposte concrete: «Così Tavagnacco sarà un paese ancora più bello», aveva scritto. Tra queste idee c’era anche quella di un nuovo gazebo davanti alla scuola, uno spazio sicuro e riparato dove i bambini potessero aspettare l’inizio delle lezioni senza stare esposti alla pioggia o al sole.
Quella proposta non è rimasta lettera morta. Il sindaco e gli assessori del Comune di Tavagnacco saranno presenti proprio perché impegnati nella realizzazione concreta di quel gazebo: un progetto che porta il segno di Mattia, pensato da lui per i suoi compagni.
La giornata dei murales è solo l’ultimo capitolo di un percorso di memoria e solidarietà avviato in memoria di Mattia. Grazie alla raccolta fondi promossa in suo ricordo, è nato il progetto “A scuola con Mattia”; fondi raccolti e devoluti all’associazione “Friuli Mandi – Nepal Namastè” di Malborghetto, una realtà che da oltre vent’anni opera in Nepal con volontari friulani – insegnanti, fisioterapisti, medici – e che ha già costruito presidi medici, case famiglia e scuole in quei territori. Quei fondi garantiranno la copertura dell’intero ciclo di scuola primaria – five anni – per una bambina nepalese. Lo racconta la maestra Alessandra Sartori: «Genitori e docenti si sono ritrovati uniti nel medesimo intento: far sì che la curiosità intellettuale, l’entusiasmo e l’impegno che Mattia riponeva quotidianamente nello studio, possano continuare a vivere e generare speranza attraverso l’istruzione ed il futuro di questa bambina». La famiglia di Mattia, informata dall’inizio, ha accolto l’iniziativa «con commozione profonda e condivisa», spiega la maestra
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