Tangenti Anas, l'arresto di Vidoni. Ponti alla web tv: "Ora la priorità è il futuro dell’azienda"

L'imprenditore friulano finisce ai domiciliari con l'accusa di corruzione nell'ambito della maxi inchiesta sulle mazzette pagate alla società delle strade. Nella rete della Finanza anche funzionari e un ex sottosegretario. L’avvocato: l’accusa è tutta da dimostrare. «Emerge il tentativo di Vidoni di ottenere quanto dovuto»
Udine 22 ottobre 2015. Intervista all' avvocato Ponti. © Petrussi Foto Press / Diego Petrussi
Udine 22 ottobre 2015. Intervista all' avvocato Ponti. © Petrussi Foto Press / Diego Petrussi

UDINE. Nessun appalto truccato o tentativo di essere in qualche modo favorito nell’aggiudicazione di un cantiere milionario dell’Anas. No. I favori (presunti pagamenti e l’assunzione di un “raccomandato”) che Giuliano Vidoni avrebbe elargito alla Dama nera sono serviti «solo e soltanto a ottenere quanto spettava per contratto alla società di Tavagnacco».

Eccolo il primo punto che l’avvocato Luca Ponti tiene a precisare dopo il blitz che ha portato all’arresto dell’imprenditore gettando nella bufera una delle più grandi imprese di costruzioni del Friuli Venezia Giulia. Più che di corruzione quindi, si potrebbe parlare di concussione. In buona sostanza - nella lettura della difesa - Vidoni sarebbe stato quasi “costretto” a cercare una via di fuga per salvare l’azienda, rimasta impantanata nelle secche di una burocrazia romana che rimandando nel tempo i pagamenti rischia di togliere il fiato anche alle realtà industriali più importanti, costrette a boccheggiare in cerca di liquidità per assolvere gli oneri assunti con banche e fornitori.

L'avvocato Ponti: "L'accusa di corruzione è tutta da dimostrare"

Un film già visto se non fosse che in questo caso il gruppo di dirigenti e funzionari dell’Anas che facevano riferimento alla Dama nera offriva agli imprenditori in difficoltà una via d’uscita promettendo “scorciatoie” e “agevolazioni” in cambio dei suddetti favori. L’offerta del sodalizio criminale doveva suonare più o meno così: «Vuoi avere i milioni che ti spettano senza aspettare anni come accade a tutti gli altri?. Basta saper “oliare” le persone giuste». E Vidoni, a quanto pare, ha ceduto a questa sorta di “ricatto”.

Nelle intercettazioni telefoniche raccolte dalla Guardia di finanza, più volte Vidoni si lamenta con la Dama nera delle difficoltà economiche dovute ai mancati pagamenti da parte dell’Anas per i lavori già effettuati dalla sua azienda che dal 2006 al 2014 si è aggiudicata appalti per 275 milioni di euro.

Dopo uno di questi incontri il 25 novembre 2014 la Accroglianò si attiva con un dirigente per sbloccare un saldo di 3 milioni. Prima di “accelerare” la pratica il dirigente viene rassicurato sull’assunzione di un suo “raccomandato” che effettivamente nel febbraio di quest’anno viene poi assunto dalla società consortile Firmo Sibari, riconducibile secondo gli inquirenti al gruppo Vidoni Roma.

Tangenti Anas: dieci arresti, tra cui Giuliano Vidoni
L'ex sottosegretario alle Infrastrutture del secondo Governo Prodi, Luigi Meduri, portato via dalla Guardia di Finanza di Roma a seguito dell'operazione "Dama Nera", Roma, 22 ottobre 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

«Dire che quell’assunzione è stata fatta dalla Vidoni è sicuramente azzardato - precisa Ponti -, ma la cosa che sembra emergere è il tentativo del mio cliente di ottenere nulla di più di quanto gli fosse dovuto». In un’altra intercettazione del 16 aprile Vidoni chiede alla Dama nera «quando pensa di poterci aiutare».

Il 16 luglio dopo aver chiesto a Vidoni di assumere un altro ragazzo la Dama nera rassicura Vidoni su un pagamento da 4 milioni di euro dicendo: «Meno male che ha trovato persone che le stanno vicino.. pensi se fosse stato solo.. lei ha visto che assitenza?». Subito dopo Vidoni parla con uno dei 5 dirigenti arrestati: «Senti mi faccio vedere domani mattina... e poi.. mi preparo un po’ di... materia prima.. va bene? Allora non aspetto la dottoressa..».

Gli investigatori sono convinti che Vidoni abbia quindi pagato una tangente, ma l’avvocato Ponti non è dello stesso avviso: «Vedremo se la materia prima di cui ha parlato il mio cliente sia effettivamente quello che si lascia intendere estrapolando il passaggio di una conversazione».

Il legale sta valutando se impugnare la misura decisa dal gip del tribunale di Roma, Giulia Proto che, contrariamente a quanto chiedeva il p ha disposto gli arresti domiciliari e non il carcere. «A dimostrazione del fatto - conclude Ponti - che la posizione del mio cliente è più defilata».

La preoccupazione principale di Ponti è però legata al futuro dell’azienda di cui Giuliano Vidoni è presidente dell’organo di vigilanza. L’impresa di Tavagnacco fattura 40 milioni di euro all’anno con 231 dipendenti e cantieri milionari in mezza Italia: per l’Anas quelli ancora aperti si trovano in Sardegna e Calabria. Ma altri lavori, sempre nel settore pubblico che è di gran lunga il principale “cliente” di Vidoni, sono in corso anche a Cortina, in Friuli e in Veneto.

Al momento non è stato richiesto alcun provvedimento “restrittivo” nell’attività della Vidoni che continua quindi a lavorare regolarmente. Ma Ponti è preoccupato «per il possibile condizionamento psicologico che potrebbe scattare penalizzando una realtà virtuosa con tutte le conseguenze che potrebbero scattare anche sul piano occupazionale». Ed è su quel fronte che l’avvocato è al lavoro con l’obiettivo di salvare la Vidoni dallo scandalo corruzione scoppiato all’Anas.

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