Sventrato il negozio, rubate le biciclette

Una scena già vista. Prima si appostano vicino al bersaglio e attendono il controllo delle pattuglie di vigilanza. Poi arrivano a bordo di un furgone e passano all’azione armati di cesoie pneumatiche, flex e tutto l’occorrente per scardinare la porta di ingresso e i sofisticati sistemi di ancoraggio con i quali Lino Granzon sperava di riuscire a difendersi dai ladri. Tutto inutile. Nella notte tra venerdì e sabato sono entrati e usciti in cinque minuti. Cinque minuti per compiere un’altra razzia, l’ennesima. Cinque minuti per scardinare la porta laterale del negozio Cicli Granzoni di viale Palmanova, “liberare” le 13 biciclette più costose e caricarle sul furgone insieme a qualche gomma e altro materiale di valore. Una prima stima del bottino supera i 30 mila euro, senza tener conto dei danni.
«La nostra “vicina di casa” - racconta disperato Lino - ha visto tutto dal poggiolo di fronte al negozio. Erano almeno in tre, vestiti di scuro e con il viso coperto. Fino alle 3.30 del mattino il cortile del bar antistante alla nostra attività era pieno di gente. Alle 3.45 è passata una pattuglia dell’Italpol e alle 3.53 è suonato l’allarme. Prima delle 4 la polizia e la vigilanza erano di nuovo lì ma i ladri se n’erano già andati».
Pochi secondi di vantaggio sono bastati ai ladri per far perdere le loro tracce. «Le forze dell’ordine sono state tempestive, ma questi sono ladri professionisti e prenderli non è facile - continua Granzon -. Quello che mi dà fastidio è che quando riescono a prenderli poi non cambia nulla, nel senso che nel giro di poche ore sono di nuovo liberi. È questo il problema dell’Italia, non c’è certezza della pena e i ladri lo sanno benissimo. Vengono qui a rubare perché sono consapevoli del fatto che non corrono rischi. E noi invece viviamo nel terrore».
Quello di sabato notte infatti non è il primo furto subìto da Granzon. «Il quarto in quattro anni - sottolinea Lino che iniziò l’attività a Lignano nei primi anni ’80 per poi trasferirsi a Udine, prima in viale Europa Unita e poi, da ormai dieci anni, in viale Palmanova 464 - tanto che mi sto domandando che senso abbia andare avanti. Dopo il primo furto abbiamo rifatto tutte le porte ma non è servito, poi abbiamo potenziato l’illuminazione esterna e i sistemi per bloccare le bici neanche fossimo una gioielleria, ma quando sono decisi a colpire non mi pare ci sia un mezzo efficace per difendersi. Più di così non so proprio cosa fare, sono avvilito». In quattro anni Granzon ha perso più di 200 mila euro di biciclette. «Ci hanno portato via il frutto di una vita di lavoro - aggiunge Lino - e ormai vivo con l’angoscia di sentire suonare durante la notte il telefono che è collegato all’allarme».
Quello del furto di bici da corsa e mountain bike (che possono arrivare a costare anche 10 mila euro) è un fenomeno ormai molto diffuso in tutto il Triveneto e anche oltre. Il sospetto degli inquirenti (dopo l’intervento delle Volanti coordinate dal commissario capo Marco Lovrovich sta indagando la Squadra Mobile) è che a colpire sia una banda di professionisti dell’Est Europa che poi smontano le bici e le rivendono all’estero. A conferma di questa ipotesi il fatto che alcuni appassionati hanno notato che su alcuni siti internet dell’Est Europa era possibile acquistare bici da corsa e mountain bike delle migliori marche (Bmc, Pinarello e Specialized) a prezzi molto convenienti.
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