«Subito i sequestri per chi ha causato il dissesto di BpVi»

UDINE. E’ un lungo corollario di strascichi polemici quello che si è lasciato alle spalle l’assemblea dei soci (la prima da Spa) della Banca Popolare di Vicenza. Federconsumatori Fvg attacca e chiede «subito il sequestro dei beni di amministratori e dirigenti responsabili del dissesto». I sindacati Fabi e Cgil promettono battaglia sul “no” dell’assemblea all’azione di responsabilità contro il vecchio cda, azione che era stata promossa dall’avvocato Renato Bertelle.
Puschiasis: basta spot. «L’azione di responsabilità è una delle mille cose che deve essere fatta - dice Barbara Puschiasis presidente regionale di Federconsumatori Fvg, che nella vertenza su BpVi difende oltre 1.200 risparmiatori -. Il Cda ha dichiarato che il provvedimento sarà proposto nella prossima assemblea di giugno, se accadrà i soci avranno comunque ottenuto il risultato. Quello che invece è necessario fare, perchè siamo già tardi, è che vengano disposti i sequestri dei beni di ex amministratori e alti dirigenti che hanno causato il disastro. Sono perplessa anche di fronte ai maxi compensi degli attuali manager (Iorio, De Francisco, ndr): pensavamo che i nuovi avrebbero dato una svolta a certi comportamenti e invece... Iorio ha anche annunciato che saranno restituiti i soldi a coloro che sono stati scavalcati nella vendita delle azioni. Ma a chi verranno dati questi soldi? Per vendite fino a quando? Entro quanto? Non vogliamo che sia uno spot, quel tempo è finito. Vogliamo piuttosto che venga esibito a semplice richiesta degli azionisti il libro soci e la cronologia delle domande di cessione e degli ordini eseguiti».
Fabi e Cgil indignati. «Quello che è accaduto sabato all’assemblea degli azionisti della Banca Popolare di Vicenza è vergognoso, scandaloso e dannoso per l’intero settore bancario italiano». Lo dichiara Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, sindacato di maggioranza dei bancari. «Votando no all’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici, un manipolo di azionisti, il 18,64% del capitale intervenuto (serviva oltre il 50% del capitale rappresentato), si è schierato a favore dell’illegalità, del malaffare, dell’arroganza, forte della convinzione, tutta da dimostrare, che niente potrà essere punito. Il voto di sabato è contro il buonsenso, contro la giustizia, contro quei clienti che hanno creduto nella banca del loro territorio, clienti danneggiati non dai lavoratori bancari, che hanno la sola responsabilità di aver rispettato gli ordini aziendali, ma dai vertici con le loro politiche di gestione fuori legge. Ed è da notare anche l’irritualità del conteggio degli astenuti, che senza l’obbligo di presentarsi, sono stati considerati tali». Per questo «scriveremo alla Banca centrale europea, alla Vigilanza bancaria unica, presieduta da Daniele Nouy, per far sentire alta la nostra voce. Verificheremo comunque se tra due mesi il nuovo consiglio d’amministrazione, come ha preannunciato il presidente Dolcetta, riproporrà l’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici». Sulla stessa lunghezza d’onda la Cgil. «Un fatto grave e inaccettabile»: è il commento di Agostino Megale segretario generale Fisac-Cgil, riguardo al no all’azione di responsabilità verso gli ex vertici. Megale, in una nota, chiede alla Banca d’Italia, alla Bce e alla Consob di intervenire per annullare quella che definisce «l’assurda decisione». A parere del leader dei bancari della Cgil, «non è accettabile che una minoranza degli azionisti, schierandosi contro l’azione di responsabilità abbia nei fatti coperto le responsabilità degli ex vertici della banca producendo un danno molto grave e non solo d’immagine all’intero settore. In questo modo - conclude - sono state coperte illegalità, immoralità e malcostume che tanto male hanno fatto alla banca, ai piccoli azionisti ai lavoratori e al Paese intero». (m.ce.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








