Studentessa modello il suo grande sogno: diventare infermiera

Milena Pascoli, morta nell'incidente a Cercivento, frequentava il liceo scientifico Solari di Tolmezzo. Era impegnata nel Grest. Gli amici raccolti in preghiera

SUTRIO. Milena aveva un grande sogno: diventare infermiera. Una passione che coltivava fin da piccola. Sulle orme del padre, in servizio al 118.

Era convinta che la scuola potesse aiutarla a coronare questo sogno.

«Per questo, quando rientrava da scuola, il liceo scientifico Solari di Tolmezzo – racconta la nonna, Vittoria Mainardis – si metteva sui libri alle 14 e stava lì “incollata” fino alle sette di sera. Qualche volte, quando aveva le verifiche o le interrogazioni, si alzava anche alle cinque del mattino. Era una studentessa modello. I professori stessi dicevano agli altri di prenderla come esempio».

I Pascoli abitano in via Straulino al civico 1. Siamo nel centro del paese. Fuori e dentro l’abitazione è un via vai continuo di parenti e amici. Quasi tutti a stento trattengono le lacrime.

Milena era cresciuta in questo paese, in cui è difficile non farsi notare quando si è studenti modello, si frequenta la parrocchia e le attività sociali della comununità.

Milena non aveva grilli in testa, non come i ragazzi della sua età. Usciva poco, pochissimo. E anche quando aveva voglia di festeggiare chiedeva sempre il permesso ai genitori, anche solo per andare dalle sue amiche che abitano pochi metri più in là.

Ecco perchè colpisce tanto questa tragedia.

Il padre, Elio, non ha voglia di parlare. È a Tolmezzo quando lo raggiungiamo telefonicamente. «Preferisco che siano gli altri a dire cosa pensavano di mia figlia. Sanno sicuramente meglio di me cosa dire. È vero, ho soccorso mia figlia nell’incidente. Ma resterà solo una cosa mia e di mia moglie, che eravamo lì». Sono le uniche sue parole, prima di riagganciare il telefono.

Il cugino di Milena, Manuel Cedolini, è davanti alla porta di casa. Aiuta gli zii ad accogliere le persone. Non si capacita di quanto è successo. Quindici anni fa aveva perso un fratello e ci racconta un aneddoto accaduto pochi giorni fa. «Volevo regalare la vespa di mio fratello a Milena. Lei mi ha detto: “Figurati se mio padre me lo permetterà”. Io gli ho detto: “Fai il patentino e poi combiniamo”. E invece eccoci qua, a parlare senza di lei. Non avrò più l’occasione di regalare questa vespa».

«Tante volte si dice quando muore una persona che era brava. Lei era veramente brava. Milly - dice commosso – era splendida, speciale. E quando dico speciale dico tutto».

Il nonno, Tarcisio Pascoli, è uno dei pochi che se la sente di parlare. Di Milena andava orgoglioso. «Avevo proprio una brava nipote – spiega –. Era sempre educata con tutti. L’ho vista per l’ultima volta alle 18. Avevamo appena fatto la spesa e ci ha detto che sarebbe uscita per festeggiare la pagella. Ha detto che sarebbe rientrata presto, come era solita fare. E infatti stava per tornare a casa... È stata una fatalità. Quel ragazzo non ha colpe. Non aveva bevuto. Mio figlio è uscito poco dopo le 22, poi è tornato alle 5 del mattino e ci ha portato la tragica notizia».

L’abitazione è ai piedi della Chiesa. Salendo per un centinaio di metri si arriva alla biblioteca parrocchiale. Ieri Milena avrebbe dovuto partecipare a una riunione del Grest per il prossimo campeggio estivo.

La riunione è diventata una preghiera comune, un rosario, degli amici per ricordare “Milly”. Era una delle più giovani del gruppo, «ma a dispetto dell’età era più matura di altri. Era la mia grande alleata», così la definisce Federico, una delle anime del Grest. Esce prima di altri dalla “riunione”. Ha un impegno ma riesce comunque a trovare le parole per parlare di Milena. «Era dotata di una grande saggezza – aggiunge ancora –. Trovava sempre le parole giuste per affrontare i problemi. Capiva subito che cosa fare. Ci mancherà». Parlando i ragazzi fanno vedere alcune foto di Milena. Sempre sorridente. Sempre felice e abbracciata alle amiche.

Lorenzo scuote la testa uscendo. Si concede comunque alle domande. «Milena era una ragazza sempre disponibile, pieno di gioia e con grande voglia di fare. Il suo sorriso era disarmante – dice –. Ci lascia un grande vuota».

Ale 17.15 termina il rosario. I ragazzi se ne vanno alla spicciolata. Raccolgono gli ombrelli e se ne vanno. «Faremo qualcosa per ricordarla» dice qualcuno. Alessandra la conosceva poco «Ma anche se non eravamo grandi amiche, lei riusciva a conquistare tutti con il suo sorriso».

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