Stop ai Kebab e ai Sushi bar, Lega divisa Slow food: una proposta anacronistica

UDINE. Ha fatto scalpore la proposta del capogruppo in consiglio regionale della Lega Nord Danilo Narduzzi di limitare la proliferazione di locali che propongano pietanze di altre tradizioni culinarie per valorizzare invece i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia. Narduzzi presenterà in aula una mozione, invitando l’Anci a «contrastare l’invasione straniera». Pollice verso da parte di Slowfood e anche nella Lega Nord non tutti condividono pienamente l’idea. Scoppia poi il caso sulla pagina del Messaggero Veneto su facebook: non appena è apparsa la notizia sono piovute decine di critiche.
L’assessore regionale Claudio Violino, promotore del “Tipicamente friulano”, si dichiara «assolutamente d’accordo»: «Il mio capogruppo ha sempre ragione». Diversa è, invece, la posizione del segretario regionale del Carroccio. Se infatti da un lato Pietro Fontanini condivide la necessità di «difendere i nostri prodotti tipici, per i quali stiamo spendendo fior fior di quattrini», magari incentivando la nascita di nuovi punti di ristorazione con gastronomia locale o sostenendone lo sviluppo, non è sulla stessa lunghezza d’onda di Narduzzi circa lo stop a nuovi kebab, sushi e altri locali di cucina etnica, perché «la libertà di impresa è sacra». «Non sono d’accordo sul limitare la nascita di nuovi ristoranti etnici – precisa il vertice regionale del Carroccio –. In secondo luogo, ovviamente, ognuno può mangiare ciò che vuole ma il nostro compito è favorire i locali che offrono cucina tipica per dare un’immagine forte dei nostri prodotti ai turisti. C’è da dire che, come ha osservato Narduzzi, ci sono luoghi, come Borgo Stazione a Udine, dove si registra una concentrazione di locali etnici. Queste zone diventano in effetti una specie di ghetto, dove si vedono soprattutto extracomunitari».
Una sonora bocciatura viene invece da Slow food. «Esprimiamo assoluta contrarietà – ha storto il naso Max Plett, presidente regionale del sodalizio –. Non è certamente oscurando le culture altrui che si valorizza la nostra, quella friulana. Sono sempre i consumatori a scegliere come nutrirsi e in quali posti andare a mangiare. Trovo che questa proposta sia davvero fuori tempo. È assolutamente anacronistico pensare, infatti, che impedendo l’apertura di nuovi ristoranti che propongono cibo diverso dal nostro si possa salvaguardare la tradizione culinaria friulana. Se non ci fossero state le contaminazioni culturali dal punto di vista alimentare non esisterebbero nemmeno il frico con patate e la nostra cara polenta. La diversità è un valore e non un nemico da sconfiggere».
Rida Akkad, proprietario della catena Mille e una notte, constata con pacatezza: «Non credo che questa mozione andrà a buon fine perché viaggia in controtendenza rispetto alle regole del mercato. Si dice, in pratica, chiudiamo le porte allo straniero che, invece, è oramai parte integrante del tessuto italiano. La misura poi andrebbe a detrimento degli stessi italiani. I miei affiliati in franchising, titolari dei locali che aprono in altre città, dipendenti e la mia clientela sono per la maggior parte italiani. Bisogna proporre un’offerta varia. Anche a me piace moltissimo la pizza ma non per questo la voglio mangiare ogni sera».
Il noto ristoratore nonché vicesegretario comunale del Pd di Udine Hosam Aziz insorge: «Sicuramente la dichiarazione di Narduzzi non favorisce l’integrazione e ha un sottofondo razziale, visto che discrimina sulla base di una particolare offerta merceologica. Immagino poi che Narduzzi non abbia mai messo piede in questi locali: altrimenti avrebbero notato che non sono frequentati esclusivamente da immigrati, anzi. Penso che sia l’ennesimo tentativo della Lega Nord di accarezzare la pancia dell’elettore senza però riscuotere successo politico. Inviterei piuttosto Narduzzi ad assumersi le sue responsabilità e a lavorare per l’integrazione in questo momento di crisi, affrontando i problemi seri e reali dei cittadini invece di sparare a zero».
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