Stangata sulla nautica, fuga verso Slovenia e Croazia

LIGNANO. Numeri. Freddi, implacabili. Da contrapporre a quelli snocciolati dal premier per giustificare la sua manovra “lacrime e sangue”. Numeri impugnati come uno scettro per fronteggiare la scure del governo pronta ad abbattersi anche sul loro comparto. Numeri per dire che, se la manovra non sarà rivista, piallata, smussata per i diportisti sarà il de profundis.
Molti stanno già fuggendo: Slovenia, Croazia. Ma poi sarà la volta del Montenegro e della Grecia. Tutti paradisi fiscali rispetto a quello che si prospetta in Italia con il giro di vite targato-Monti.
Lo stanno gridando da giorni gli operatori del settore che contano adesso sull’appoggio incondizionato delle amministrazioni comunali interessate. Il primo grido d’allarme congiunto è stato lanciato ieri dai sindaci di Lignano e Latisana, Silvano Delzotto e Salvatore Benigno, e dal presidente del Consorzio marine di Lignano, Manuel Rodeano. Ma il tamtam interessa l’intero settore regionale, da Trieste a San Giorgio di Nogaro. Dall’altro ieri il malcontento rimbalza anche su Facebook: si sono definiti gli indignados della Nautica. I diportisti sono sì consapevoli che il 90% degli italiani fa spallucce e che il giro di vite nei loro confronti lascia indifferente se non addirittura soddisfatto quel 90%. Ma non sono disposti a ricoprire il ruolo dei ricchi capricciosi che sorseggiano champagne sulle loro barche. No, non sarà facile per loro trovare solidarietà e sostegno. E consapevoli che una difesa “ideologica” farebbe cilecca, si affidano appunto alla logica dei numeri. In Regione ci sono 17 mila posti-ormeggio disseminati in 23 porti turistici strutturati. Di questi 17 mila, 5 mila sono allocati nel comprensorio di Latisana (Aprilia marittima)–Lignano (Punta verde, Marina uno, Punta faro, Porto vecchio).
Gli addetti di questo comprensorio sono 600 ai quali si devono aggiungere almeno 120 aziende del settore nautico formato da micro imprese artigianali. Il fatturato dell’indotto che gravita attorno alla nautica di diporto, collegato ovviamente al turismo, nel comprensorio Latisana-Lignano è di 80 milioni di euro. Il governo Monti – assicurano in coro Delzotto, Benigno e Rodeano – è entrato a gamba tesa. E ha stabilito che oltre i 10 metri l’imbarcazione è di lusso estremo. La manovra ha infatti sancito che fino a 10 metri si dovrà pagare allo Stato 1.865 euro che, nel caso di Lignano si aggiungono ai 2.850 per il posto-ormeggio, i servizi, l’acqua, l’assistenza. E più la barca si “allunga” più la tassa si fa dura.
Un 17 metri sborserà adesso 10.950 euro l’anno, mentre il proprietario di una da 24 metri dovrà corrispondere allo Stato il corrispettivo di 90 euro al giorno oltre, ovviamente, alle spese di ormeggio. Troppo, dicono i tre. Anche perché – ricorda Rodeano - il fatturato nazionale del comparto nel 2010 ha fatto segnare un meno 20,9% rispetto al 2009. Ma c’è dell’altro. L’Unione costruttori nautici (Ucina) ha stabilito che il gettito annuale della manovra contro i diportisti porterà nelle casse dello Stato 285 milioni di euro. Ma comporterà nello stesso tempo una perdita secca di 5 miliardi tra crollo delle vendite, del gasolio, del comparto e del turismo in generale.
Già, che fare? Sindaci e operatori del settore confidano in un minimo dietrofront e sperano che Tondo emuli il collega veneto Zaia che chiede al governo di tenere conto della specificità della collocazione geografica. Ma evidentemente i diportisti non si fidano, disdicono i contratti. E portano le barche di là dell’Adriatico. Quanti? Numeri da capogiro. Ieri, i centralini delle varie Marine sono andati letteralmente in tilt. Per adesso il “fuggi fuggi” verso Slovenia e Croazia interessa gli italiani. Gli stranieri hanno preso tempo, ma alla fine se ne andranno anche loro, si dice a Lignano.
«Tutti - afferma il sindaco di Lignano, Delzotto – siamo disposti a tirare la cinghia, ma con meccanismi sostenibili. Qui non è in ballo soltanto la barca del signor Rossi di turno, ma l’intero comparto del turismo. Non voglio neppure immaginare che Lignano possa vedere ridimensionata drasticamente la presenza dei diportisti perché il colpo al turismo potrebbe essere da ko».
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