Stadio Friuli, Udinese pronta all’ennesima causa

UDINE. L’Udinese prepara un’altra causa. L’ennesima. Secondo la società bianconera l’auditorium che si trova nella vecchia tribuna dello stadio non è “a norma”. E così, prima di intervenire per ottenere il Certificato di prevenzione incendi, indispensabile per poter organizzare eventi aperti al pubblico, l’Udinese ha chiesto al giudice la nomina di un consulente per effettuare un accertamento tecnico preventivo finalizzato a “fotografare” la situazione esistente.
Un atto finalizzato a una futura richiesta di risarcimento. L’Udinese in buona sostanza ritiene che l’auditorium così com’è non sia utilizzabile e che spetti quindi al Comune sostenere i costi dei lavori. Ma Palazzo D’Aronco ha respinto al mittente tutte le richieste ritenendo invece che a pagare il conto debba essere l’Udinese.
Così, pochi giorni fa, dalla sede di via Candolini 2, è partita la richiesta ufficiale al giudice. Udinese e Comune si troveranno ancora una volta uno di fronte all’altro in tribunale. E non è certo la prima volta.
Dopo l’annosa questione dei campi di allenamento Bruseschi, Udinese e Comune hanno litigato anche per i seggiolini chiesti dall’Uefa, ma con la firma della convenzione per la cessione del diritto di superficie dello stadio per 99 anni, sembrava ci fosse la volontà di voltare pagina. Sembrava. In realtà il Comune ha poi chiesto all’Udinese più di un milione di euro per i canoni d’affitto non versati (906.768 euro) al netto della compensazione per le migliorie realizzate nello stadio da luglio 2009 al 28 giugno 2013 dalla società bianconera e riconosciute dall’ente.
Stesso copione quando l'Agenzia delle entrate ha chiesto il pagamento dell’imposta di registro valutando lo stadio 26 milioni di euro mentre l’Udinese ritiene che i 21 milioni che ha investito per demolire e ricostruire gli spalti non debbano essere conteggiati di conseguenza ha versato al Fisco la quota per 5 milioni (circa 200 mila euro) contestando gli altri 863.521 euro per i quali il Comune è obbligato in solido.
Per quanto riguarda l’Imu per gli anni dal 2013 al 2016 invece l'Udinese si è rivolta alla commissione tributaria ritenendo di doverlo pagare in misura ridotta in considerazione del fatto che durante i lavori la capienza era di molto ridotta.
E non è finita qui. Anche sulle insegne Dacia Arena è in corso una battaglia legale: il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune confermando che le maxi scritte vanno tolte ma l’Udinese ha già annunciato di voler ricorrere in Cassazione.
Senza contare che la società bianconera ritiene che quelle insegne, sulle quali assicura di aver regolarmente pagato le tasse, non siano né una forma di pubblicità né un’insegna di esercizio, ma una sorta di brandizzazione (sull’esempio di quanto fatto in Germania dal Bayern Monaco con l’Allianz Arena), tesi questa che sarà oggetto di dibattito nella prima udienza della causa civile promossa contro il Comune nel tentativo di vedersi riconosciuto il diritto a mantenere le insegne: l’appuntamento in tribunale a Udine è per il prossimo 11 settembre. E non sarà l’ultimo.
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