Stadio Bottecchia: il teatro dei sogni spegne 90 candeline

Storie e aneddoti sulla “casa” del Pordenone calcio. Dalle sfide a Verona e Torino, con Bearzot, ai tremila contro il Montebelluna
LEGA PRO; PORDENONE - LUMEZZANE, 2-0
LEGA PRO; PORDENONE - LUMEZZANE, 2-0

PORDENONE. Novant’anni, quasi un secolo. Quasi un secolo di storia che lo stadio Ottavio Bottecchia potrebbe raccontare, se solo avesse le parole. Non basterebbe un giorno per ascoltarle tutte, servirebbe un libro per raccontarle.

E allora meglio limitarsi a riassumere per sommi capi le vicende calcistiche che l’impianto cittadino ha visto e vissuto nei nove decenni compiuti ieri.

Ma è giusto anche volgere lo sguardo al futuro, perché ciò che c’è oltre il campo di calcio – il velodromo – è sempre meno utilizzato e, soprattutto, potrebbe esserlo ancora meno quando, tra qualche anno, sarà pronto un altro nuovo impianto coperto per il ciclismo su pista nel Trevigiano.

Prima di affrontare scenari futuri, comunque, è giusto rendere omaggio a uno dei luoghi più magici della città, nato nel 1926 proprio come velodromo.

Al centro della costruzione era stato subito posizionato il campo da calcio, dove il neonato Pordenone – fondato nel 1920 – andò subito a giocare dopo aver lasciato il terreno di gioco dell’attuale ex Fiera in via Molinari.

La scelta sull’intitolazione fu semplice: destinatario il grande Bottecchia, ciclista trevigiano, primo italiano a vincere il Tour De France nel 1924. Altri tempi: la tribuna non aveva neanche la copertura.

Quel giorno che Bartali e Coppi...

Arrivò più tardi, esattamente 17 anni dopo, in un 1943 che vedeva ancora l’Italia alle prese con la seconda guerra mondiale.

Con il passare delle stagioni il Pordenone si abituò alla sua nuova casa e, nel 1958, affrontò in quella che adesso è via Stadio due grandi avversarie (in coppa Italia): l’Hellas Verona, in primis, superata per 3-2 il 7 settembre; poi, una settimana più tardi, il Torino, che vinse per 2-1 con una doppietta di Virgili.

Nella squadra granata, militava Enzo Bearzot, che nel 1982 guidò l’Italia al suo terzo titolo mondiale.

Altri ospiti illustri seguirono negli anni: da Beccalossi per arrivare a Di Natale e finire con gli allenatori Inzaghi e Gattuso. Ma, in particolare, il Bottecchia era uno stadio allora popolato.

Negli anni ’70 il boom, complice il fatto che Pordenone stava acquisendo una propria identità come città e la squadra si toglieva più di qualche soddisfazione: 2000 gli spettatori di media, con il picco di Pordenone-Montebelluna valsa la promozione in C2.

Ben 3000 tifosi in quel match, datato 1979. Col passare degli anni il Bottecchia fu ri-ammodernato, nel 2002 – complice la promozione in C2 – e al posto del prato venne installata un’altra tribuna, obbligatoria per disputare i professionisti.

Nel frattempo è rimasta la storia, anche se tra qualche anno – visto il velodromo coperto che nascerà nel Trevigiano – sarà necessario porsi qualche domanda sul futuro dell’impianto.

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