Quel giorno che Bartali e Coppi...

PORDENONE. Il 3 ottobre 1926 veniva inaugurato il velodromo di Pordenone.
Erano gli anni ruggenti di Ottavio Bottecchia, fuoriclasse trasferitosi a Pordenone e già tesserato per la Us Pordenonese, vincitore del Tour de France nel 1924 e nel 1925, e l’interesse locale per il ciclismo aveva raggiunto l’apice.
Prima di Bottecchia, il territorio aveva espresso un altro asso del pedale quale il sacilese Giovanni Micheletto, primo nel Giro d’Italia del 1912 (l’unico assegnato a squadre) ma anche nel Giro di Lombardia, la prima tappa del Tour de France e primo italiano ad aggiudicarsi una gara in linea all’estero.
Il velodromo, costruito nel corso del 1925 da imprenditori privati, in piena epoca fascista era stato battezzato come “Littorio”. Fu la tragica e prematura morte, avvenuta il 15 giugno 1927, a convincere gli appassionati a intitolarlo a Ottavio Bottecchia.
Dopo qualche anno, in seguito a difficoltà di natura economica, il pool di costruttori donò l’impianto al Comune di Pordenone, attuale proprietario dell’anello in cemento lungo circa 400 metri.
A partire dagli anni Settanta ha ospitato numerose edizioni dei campionati italiani assoluti e militari ma è sotto la gestione del presidente Gerardo Ciriani che il “Bottecchia” ha guadagnato una fama mondiale.
A capo dell’associazione Amici della Pista di Pordenone, infatti, Ciriani nel 2001 ha portato in città una prova di Coppa del Mondo alla quale hanno partecipato i più forti pistard uomini e donne allora in attività.
Dal 2002 e senza interruzioni, poi, si è sempre disputata la Tre Sere internazionale open “Città di Pordenone” oltre a tornei internazionali e una prova del Giro d’Italia delle piste.
Quanti fuoriclasse hanno saggiato il manto del Bottecchia? Bartali e Coppi, Bianchetto e Beghetto, Maspes, Gaiardoni, Faggin fino a Moser, Saronni, Fondriest, Bugno, Martinello e il campione olimpico Elia Viviani per rimanere ai soli italiani.
Che futuro avrà questo splendido novantenne? Roseo se si accetterà di conservare la sua dimensione di impianto secondario per l’Uci, inadatto per la lunghezza dell’anello a ospitare gare internazionali, ma perfetto per i campionati italiani e la fondamentale attività giovanile e regionale anche dopo che verrà realizzato il moderno velodromo coperto di Spresiano.
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