Spariscono le strisce passaggi pedonali a rischio

Il problema riguarda il centro e le periferie. Ecco un viaggio nei punti pericolosi Legambiente e AbicitUdine: «Solleciteremo la nuova amministrazione sul tema»
Udine 15 Maggio 2013 ZEBRATURA pzza primo maggio Copyright Foto Press/Turco
Udine 15 Maggio 2013 ZEBRATURA pzza primo maggio Copyright Foto Press/Turco

Sbiadite, se non del tutto cancellate. La scomparsa delle strisce pedonali diventa un problema in città, quasi un’emergenza, ripetutamente segnalata dai nostri lettori. Tanto che l’assenza di lavori di riverniciatura (di cui parla l’assessore Enrico Pizza nell’ articolo qui sotto) rischia di mettere in pericolo sempre più l’incolumità dei pedoni. Aumenta la probabilità, già in crescita come confermano i dati Anci-Istat, di essere investiti da auto che non si accorgono dei passaggi pedonali. Per scoprirlo basta fare un breve tour. Eccolo.

Si parte da piazza Primo maggio. Sulla curva che dà su porta Manin ci sono almeno tre passaggi pedonali pericolosi. Mancano i cartelli di segnalazione e per chi va verso il centro, arrivando dal marciapiede di via Treppo, la difficoltà nell’attraversamento è doppia: alle strisce sbiadite si aggiunge la poca visibilità determinata dalla svolta a gomito. Gli automobilisti, frettolosi per definizione, non hanno il tempo per rallentare. «Sì, mi è capitato di sentire frenate improvvise e i clacson delle auto», dice dalla gelateria “Al bacio”, all’angolo con via Manin, una giovane inserviente. Che aggiunge: «Non ricordo l’ultima volta che sono intervenuti a sistemare le strisce».

Nella vicina piazza Patriarcato, davanti al museo diocesano e alle gallerie del Tiepolo, la situazione dei passaggi “zebrati” non migliora. Qui, quanto meno, c’è la segnaletica verticale a venire in soccorso dei pedoni. Ma sono pochi gli automobilisti a farci caso. Anche di fronte ai giardini Ricasoli, meta di passeggiate di anziani e nipotini, il bianco della zebratura è sbiadito. Proseguendo all’incrocio con viale Ungheria e via Piave la situazione migliora ma solo perché c’è il semaforo. Se in funzione, obbliga le auto a fermarsi. Ma pure qui la vernice delle strisce sta per essere assorbita dal nero della carreggiata. E si potrebbe continuare. In soli due isolati e cinque minuti a piedi, sono almeno dieci i passaggi pedonali a rischio. Si salva solo la Ztl dove gli attraversamenti fatti su pavé sembrano aver maggior resistenza al detoriamento. Ma soffre tutta la cintura fuori dalle mura, come le zone limitrofe della città. «Andando a lavoro in bici ogni giorno, mi sono accorta che in via Martignacco le strisce sono scolorite», conferma Elisabetta Rosso. Per lei, presidente di AbicitUdine Fiab, la mobilità su due ruote è una scelta di vita. Il problema non è solo la segnaletica stradale ma il comportamento degli automobilisti. «Bisognerebbe sanzionare di più le loro infrazioni. Non è possibile che in via Quarto, dove hanno messo il limite di trenta all’ora, vedo le auto andare almeno a cinquanta».

L’eccessiva velocità dei veicoli e l’assenza di un costante controllo da parte della polizia municipale sono le criticità segnalate anche da Federica Dini, presidente di Legambiente Udine. «So che mancano i soldi per permettere una costanza presenza tra le strade dei vigili, ma cercheremo di sollecitare la nuova amministrazione affinché al nostro disagio sia data risposta». Proprio Legambiente e AbicitUdine, assieme al Wwf, al meetup udinese di Beppe Grillo e all’associazione allergie infantili Alpi, hanno dato vita al comitato Mobicittà per sensibilizzare i rappresentanti politici sui temi della sicurezza stradale e per incentivare l’uso dei trasporti pubblici.

«Non uso la macchina da cinque mesi e vi assicuro che è possibile vivere senza», dice Gaia Baracetti, 29 anni e attivista del comitato. «Anche quando c’è, la segnaletica non viene rispettata dagli automobilisti». Gaia, che è anche una scrittrice, denuncia problemi anche in piazzale Osoppo, in via San Daniele e via Di Toppo. «Un’auto che si ferma per far passare un pedone rischia di essere sorpassata da quella che le sta dietro con gravi pericoli per chi attraversa». Nella selva della viabilità cittadina, Gaia prova a proporre una via d’uscita: «Perché non mettere dei dossi in corrispondenza delle strisce? Lo hanno già fatto a Tavagnacco, perché non farlo anche a Udine?».

Davide Lessi

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