Slogan che incita allo stupro, fioccano le prime denunce

A presentarle in Procura e in Prefettura l’associazione ZerosuTre e le donne Dem. La Cgil: quei post richiamano un totalitarismo che è contrario ai nostri valori

UDINE. La prima a sporgere denuncia è stata l’associazione ZerosuTre. Poi, è arrivato l’esposto delle Donne democratiche Fvg. E non è finita. È lo strascico giudiziario che la vicenda delle magliette inneggianti allo stupro sta provocando prima ancora che nel fascicolo aperto dal procuratore aggiunto Claudia Danelon compaiano nomi e cognomi. Un’azione che passa attraverso l’iniziativa femminile, ma che, lungi dal restare confinata in una protesta sessista, si estende in maniera trasversale. Il gesto in sé, è deprecabile, su questo non vi sono dubbi. Ma l’effetto traino di un messaggio veicolato su una platea vasta e duttile e il rischio di emulazione possono avere conseguenze ben più gravi e vanno arginati.

Gli atti depositati ieri in Procura e in Prefettura vanno in questo senso. «È importante non derubricare a bravate o sottovalutare gli episodi destinati a sollecitare l’emulazione» esorta Rosi Toffano, presidente di ZerosuTre che da anni si occupa dei diritti delle donne e assiste le vittime di violenza. Le foto delle magliette dedicate al “Centro stupri”, dopo aver viaggiato sul web, sono ormai un triste patrimonio collettivo, come lo sono le frasi dense di riferimenti tragicamente machisti, quando non razzisti.

«Sappiamo quanto il canale comunicativo dei social provochi un effetto emulatorio – premette Toffano –. Ciò che viene diffuso con tali strumenti trova persone predisposte all’imitazione dei comportamenti suggeriti, fino addirittura al suicidio e questo vale soprattutto per giovani menti facilmente influenzabili. Il mezzo dei social diventa dunque veicolo idoneo a istigare comportamenti illeciti e moralmente inaccettabili». Non giova il fatto che a divulgarli siano stati giovani perbene, acculturati e benestanti, pertanto consapevoli dell’effetto persuasivo che messaggi simili potevano avere su una platea ideologicamente predisposta a raccoglierli.

 

«Ed ecco che il gruppo socialmente trainante, sdogana la violenza sessuale come puro divertimento – spiega l’avvocato Toffano – come mezzo per realizzarsi in quanto maschi, e c’è chi si abbandona a nostalgici richiami ai forni crematori, fatto storico di cui si fa apologia. Siamo, insomma, di fronte non a una superficiale e quasi inconsapevole bravata, ma a inviti a commettere determinati reati» constata Toffano, che ha presentato denuncia-querela per conto di ZerosuTre nei confronti di ignoti, chiedendo che vengano puniti per il reato di istigazione a delinquere o per altro reato che potrà essere ravvisato nell’esposizione dei fatti, corredata da documentazione fotografica.

Per approfondire la vicenda

Confida che le istituzioni preposte facciano piena luce sulla responsabilità dei singoli, sul contesto in cui sono maturati gli episodi e sui pericoli per la sicurezza pubblica Cinzia Del Torre, coordinatrice regionale della Conferenza permanente donne democratiche Fvg, che ha depositato un esposto alla Procura e al prefetto. «Preoccupa in particolare la premeditata organizzazione dei fatti, coerente con una visione della realtà comune a tutti protagonisti – sottolinea Del Torre –. Ogni maglietta, riportante la scritta “Centro stupri”, è stata personalizzata con un nome che identificava la persona del gruppo, quasi fosse la divisa di un club elitario. Poi la prenotazione della serata, oltre che la coerenza delle risposte rese, attraverso i social, dagli uomini coinvolti, sono tutti aspetti che consentono di sospettare ci sia stata una vera e propria pianificazione».

E preoccupa che le affermazioni di contenuto razzista si inseriscano in una scia di episodi di antisemitismo e odio razziale sul territorio. «A febbraio 2020 – riassume Del Torre – compare il graffito di una svastica nazista sul muro della casa di una donna che, nel 1944, è stata deportata ad Auschwitz, il 30 gennaio, vengono recapitate a consiglieri comunali di minoranza lettere antisemite con la scritta “Dopo 75 anni l’ebreo è sempre ebreo” e, nello stesso periodo, si trovano sputi sulla vetrina della libreria Gaspari nella quale erano esposti volumi relativi alla Shoah». Una pericolosa deriva che va arginata.

Su questo punto interviene la Cgil di Udine «condannando ogni forma di violenza, del razzismo e invocando il rispetto delle donne, dell’identità di genere e dei principi morali, culturali e democratici su cui è sorta la Repubblica, nata dal rifiuto di quei totalitarismi ai quali fanno invece richiamo, non sappiamo con quanta convinzione o se solo per leggerezza e stupidità, alcuni post dei ragazzi coinvolti».

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