«Silvia investita un mese fa E il pirata è ancora libero»

Spilimbergo, l’appello della famiglia della triatleta travolta sulla Cimpello-Sequals E lei scrive su Facebook: «Non sto benissimno, ma non mollo. Sono sempre in gara»
SPILIMBERGO . «A chi mi chiede... non posso stare proprio benissimo con due scapole fratturate, cinque costole rotte (e polmone perforato e guarito), tre vertebre fratturate molto male e stabilizzare con placche, bacino ritto a destra e sacro a sinistra, più i problemi internistici. Ma non si molla. La testa comanda. E io sono sempre in gara».


È il messaggio, carico di ottimismo, postato poche ore fa su Facebook, da Silvia Colussi, la 32enne fisioterapista e triatleta spilimberghese di origine, valvasonese d’adozione, investita il 4 luglio da un’auto pirata mentre si allenava in sella alla sua bicicletta da corsa lungo la Cimpello-Sequals, nei pressi di Spilimbergo.


Dopo l’urto con l’auto la ragazza era finita nel fossato che costeggia la carreggiata, ed era stata notata solo alcuni minuti più tardi da un passante, Francesco Giorgiutti (insignito di un encomio al merito, per il grande senso civico dimostrato, dal consiglio comunale di Spilimbergo) che subito lanciò l’allarme. La giovane sportiva era stata stabilizzata sul posto dai sanitari del 118 ed era stata quindi trasportata prima all’ospedale di Pordenone e poi, in elicottero, all’ospedale di Udine, dove era stata ricoverata in prognosi riservata. Prognosi riservata che, precauzionalmente, è stata sciolta diversi giorni dopo l’accaduto facendo vivere giornate di profonda ansia unitamente a molto rabbia ai familiari e ai tanti amici della ragazza che, seppure fuori pericolo, e nonostante l’ottimismo dei medici, è ancora oggi ricoverata nel reparto di chirurgia vertebro-midollare e unità spinale del nosocomio udinese.


A metà agosto, Silvia Colussi, dovrà affrontare quello che si spera possa essere l’ultimo ostacolo: l’ennesimo intervento vertebrale che, come lei stessa ammette, le consentirà di riprendersi e di poter ritornare, pazientemente, alla vita di sempre, sport compreso. Difficile sarà sanare, per lei e per i suoi familiari, il fidanzato Riccardo Ros, anche lui triatleta, la mamma Gabriella e il papà Daniele e le sorelle minori Giulia e Delia, la profonda delusione per il comportamento, disumano, dell’investitore.


«Dopo un mese nessuno si è mai fatto vivo – dicono i familiari che confidano nell’operato delle forze dell’ordine – e senza alcun vittimismo ripetiamo quanto accaduto a Silvia, che sarebbe potuto accadere a nostra madre, figlia, sorella, nipote, non sia dimenticato».


«Da un mese, qualcuno o qualcuna gira impunito, magari scorrazzando ancora sulla proprio auto. Questo non è accettabile» concludono.


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