Sigaretta elettronica: dal boom al flop i negozi chiudono

Un anno fa a Udine erano una decina oggi poche unità. I commercianti: la pubblicità negativa ci ha penalizzato
Una sigaretta elettronica, 27 dicembre 2012. ANSA/CLAUDIO PERI
Una sigaretta elettronica, 27 dicembre 2012. ANSA/CLAUDIO PERI

UDINE. Acqua, vapore e nicotina: per mesi è stata la nuova mania. Sembrava fosse la soluzione per chi quel “fastidioso” odore di sigaretta proprio non lo sopportava più, per chi voleva ritornare a fumare senza dover uscire all’aperto o per chi, semplicemente, cercava di smettere con quel vizio. Tutti buoni propositi andati “in fumo”, perché il mercato delle sigarette elettroniche, dopo i primi periodi con incassi da record, sta ora attraversando un vero e proprio “sboom”.

A confermarlo sono gli stessi negozi che, spuntati come funghi, chiudono in fretta uno dopo l’altro e, se fino a qualche mese fa in città se ne contavano quasi una decina, ora ne sono sopravvissuti solo alcuni. Tra i primi a cessare l’attività, lo scorso ottobre, è stato “No Smoke” in via Cavour, non riuscendo più a gestire le spese a fronte di guadagni sempre minori.

Serrande abbassate da qualche giorno anche in via Portanuova, già da qualche mese in via Roma, in viale Palmanova e stessa sorte è toccata ai due punti vendita Ovale, azienda che ha subito un drastico calo di fatturati e ha chiuso in poche settimane nella centrale via Manin e al centro commerciale Città Fiera.

«All’inizio è stato un boom – afferma Francesco Triolo, dipendente di Smooke Udine in via dei Torriani e tra i pochi negozi rimasti aperti in centro città –, il clou del fenomeno si è registrato nel 2012, abbiamo aperto a luglio e nel 2013 qui fuori c’era la fila. Oggi – continua Francesco –, le vendite sono indubbiamente calate, ma non avvertiamo, per ora, aria di pericolo, perché lavoriamo molto sul mantenimento dei clienti, che continuano ad acquistare ricariche e nuovi prodotti».

Il negozio offre una vasta gamma di articoli e gadget e in questi giorni molti prodotti sono in promozione, con saldi che vanno dal 50 fino al 70 per cento, anche se si tratta solo di «scelte di marketing» e di «iniziative per incentivare potenziali clienti ancora scettici», che nulla hanno a che vedere con la crisi che investe il settore in queste settimane, come ha assicurato il commerciante di via dei Torriani.

Troppa concorrenza, senza contare la campagna denigratoria che ritiene il fumo della sigaretta elettronica altamente nocivo e contro la quale in molti si sono spesi, nonostante voci autorevoli del mondo della medicina, tra cui Umberto Veronesi, sostengano non provochi il cancro e anzi, contribuisca ad allontanare dal fumo.

A scoraggiare i negozianti c’ha sicuramente pensato poi la legge che pone la “e-cig” sotto il monopolio dello stato e ne prevede un’imposta sulla vendita del 58,5 per cento, a cui si aggiunge l’Iva del 22 per cento. Il ricorso al Tar del Lazio è già stato presentato; se tale normativa venisse approvata rappresenterebbe una mazzata per l’intera categoria e si tratta comunque di un provvedimento sul quale regna ancora la confusione: «La legge dovrebbe tassare non solo la nicotina – spiega Triolo –, ma l’intero kit che vendiamo, il che significherebbe andare incontro a una tassazione applicata su tutti gli articoli che vendiamo, dalla sigaretta stessa, alla custodia. E poi, non dimentichiamo che la sua diffusione ha provocato un calo di sei milioni di fatturato delle sigarette tradizionali».

A rincarare la dose si aggiunge il titolare di HC Glamourous e-cigarettes, in Galleria Antivari, Davide Scarafiotti: «La pubblicità negativa di stampa e tivù – afferma –, ha fatto da volano per proteggere gli interessi delle grandi multinazionali e ha osteggiato questa nuova iniziativa».

Già, perché la battaglia tra i tabaccai e i nuovi concorrenti non è ancora finita. Staremo a vedere chi dei due la spunterà.

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