Si blocca il sistema e l’esame non si fa: via decine di pazienti

San Daniele: niente ecocardiogramma, rispediti a casa Il dottor Mos: i soldi ci sono, ma l’acquisto è stato fermato
ANTEPRIMA San Daniele, 4 dicembre 2003..l'ospedale entrata pronto soccorso .Telefoto Copyright Foto Agency Anteprima www.anteprimafoto.it
ANTEPRIMA San Daniele, 4 dicembre 2003..l'ospedale entrata pronto soccorso .Telefoto Copyright Foto Agency Anteprima www.anteprimafoto.it

SAN DANIELE. Pazienti rispediti a casa senza aver potuto sottoporli a un esame prenotato da chissà quanto tempo, altri - i casi più urgenti, quelli di persone già ricoverate - sottoposti al controllo ma senza la possibilità di confronto con esami precedenti e senza la possibilità di un adeguata lettura del risultato. E’ quanto sta accadendo nella cardiologia dell’ospedale di San Daniele, dove negli ultimi giorni si è giunti a una situazione a dir poco esasperante.

L’esame - uno dei più frequenti, indispensabile per una corretta diagnosi e per il follow up del cardiopatico- è l’ecocardiogramma: un sistema permette al cardiologo la lettura, l’archiviazione e il confronto del risultato con i precedenti. Il sistema (lo stesso di cui sono dotati gli ospedali di Udine, Tolmezzo e Palmanova) finora ha funzionato, ma in questi giorni - fanno sapere dalla Cardiologia sandanielese - si è giunti alla sua saturazione, causa il mancato upgrade (termine tecnico che indica l’aggiornamento di un programma) che permetterebbe anche l’archiviazione degli elettrocardiogrammi e il collegamento diretto con la cardiochirurgia di riferimento. Il risultato è il blocco di una parte importante dell’attività, con i pazienti rispediti a casa e senza poter dare loro una data sicura in cui ritornare.

A quanto è dato sapere, i finanziamenti per l’acquisto del programma sono stati stanziati nel piano quadriennale degli investimenti, ma a quanto pare non c’è stata la capacità o la volontà di portare a compimento l’operazione. «Non avrei mai pensato di finire nelle cronache del giornale per la chiusura di un servizio indispensabile - commenta il dottor Lucio Mos, direttore del servizio, noto per le sue campagne di prevenzione e per i risultati raggiunti dai suoi molteplici progetti e studi -. Negli ultimi anni il lavoro è reso sempre più difficile dalle continue lotte per motivi organizzativi. Non è una questione di soldi, i soldi sono stati stanziati e ciò che a Udine, Palmanova e Tolmezzo si è fatto come routine da noi diventa un problema insormontabile».©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto