Serracchiani: «La mia prossima campagna elettorale? Sarà in Friuli»

La presidente parla del suo futuro politico. Ma non scioglie le riserve sulla ricandidatura a piazza Unità. «Non credo si voti per le politiche il prossimo anno»
Il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, con il vice segretario Debora Serracchiani, durante l'assemblea nazionale del Pd nell'auditorium del sito Expo, Rho-Pero (Milano), 18 luglio 2015. ANSA / MATTEO BAZZI
Il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, con il vice segretario Debora Serracchiani, durante l'assemblea nazionale del Pd nell'auditorium del sito Expo, Rho-Pero (Milano), 18 luglio 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

UDINE. Abbottonata, come da programma, sul suo destino politico. Debora Serracchiani non fa trapelare nulla, nemmeno se i suoi futuri orizzonti guarderanno ancora verso le Rive oppure punteranno, decisamente, sui Colli romani.

Se la cava con una battuta, la presidente, per rispondere alla domanda su una sua possibile ricandidatura alla presidenza della Regione.

«La mia prossima campagna elettorale – sintetizza – sarà ancora in Fvg». Bene, ma per le politiche o invece – come le chiede anche una fetta di Pd – per provare a riconquistare lo scranno di piazza Unità? Al momento non è dato saperlo, considerato pure come le variabili innescate nella politica – italiana e del Fvg – siano parecchie. Ma la sensazione è che sul destino di Serracchiani, in una maniera o nell’altra, pesi e non poco il referendum del prossimo autunno.

Più di qualcuno, infatti, disegna un possibile scenario in grado di portare Serracchiani al vertice del Nazareno, soprattutto nel caso in cui Matteo Renzi decidesse di lasciare il doppio incarico di segretario del Pd e premier. Ma la presidente getta acqua sul fuoco.

«A differenza di quello che possono pensare in tanti – commenta –, vivo la mia vita con ben poca ansia da prestazione legata al mio futuro politico e mi concentro sul presente che si chiama referendum».

Conta soltanto vincere la consultazione del prossimo autunno, dunque, con un Pd che, poi, sarà comunque destinato a tracciare una linea tra quello che è stato – con tanto di polemiche e attacchi all’interno del movimento – e quello che diventerà il partito.

«Una volta vinto il referendum – conclude Serracchiani – credo che qualche mese dopo ci sarà il congresso del Pd e il presidente del Consiglio non porterà il Paese al voto nel 2017. Basti pensare, infatti, che nel 2013 siamo andati alle urne a febbraio e credo sia quantomeno difficilmente ipotizzare che in pochissimi mesi si svolga il congresso del Pd, si compongano le liste elettorali e si voti».

Avanti quindi, almeno secondo la presidente, fino al 2018. Quando il Fvg sarà chiamato non soltanto a eleggere il suoi nuovi rappresentanti a Roma, ma pure a decidere chi guiderà la Regione e il Comune di Udine.

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