Sempre più negozi aperti nonostante le multe salate

Aumentano le catene commerciali che decidono di ignorare la legge del Fvg. Intanto il tribunale di Udine respinge il ricorso dell’Outlet di Aiello che terrà chiuso. Da Pordenone a Udine fino all’Isontino: la mappa di dove si potrà andare a fare la spesa il giorno dedicato al ricordo della Liberazione
Bonaventura Monfalcone-17.04.2017 Negozi aperti-specialità -Eurospar-Via Rossetti-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-17.04.2017 Negozi aperti-specialità -Eurospar-Via Rossetti-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

UDINE. Il tribunale di Udine respinge il ricorso dell’Outlet di Palmanova contro le chiusure festive. Il giudice non se l’è sentita di concedere la sospensiva per evitare i «gravi e impellenti danni» denunciati e così, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, anche ad Aiello gli affari dovranno fermarsi davanti alla festività del 25 aprile.

Ma questa non è l’indicazione seguita da molti supermercati che oggi terranno comunque le serrande alzate - anche con orario non stop dalle 9 alle 20 - in molti punti vendita della regione.

Chi apre. In provincia di Udine il supermercato interno al centro commerciale Città Fiera, l’Iper, resterà aperto con il consueto orario.

Gli altri negozi resteranno in grande prevalenza chiusi. Pronti ad accogliere i clienti anche i Bennet di Sacile, Ronchi e Pradamano (limitatamente al supermercato). Il Carrefour di Tavagnacco e il Panorama di viale Palmanova sono pronti a prendere l’ennesima multa pur di soddisfare le esigenze dei clienti. La Pam di Corso Garibaldi a Pordenone osserverà il consueto orario dalle 9 alle 20.

Anche la catena dei Despar (che ha contestato ciascuna delle sanzioni già ricevute) fa sapere che aprirà tutti i punti vendita inseriti nelle città a prevalente economia turistica - e quindi esentati per legge alla serrata -, più una serie di altri negozi badando a soddisfare le richieste dei clienti e evitando quei negozi che sono già stati sanzionati.

Chi chiude. Diverse le indicazioni all’Outlet di Palmanova che va verso la serrata, non senza rammarico. La gestione si è già accollata tutte le multe elevate agli 87 negozi del centro. Cifre che oscillano da 6 mila a 20 mila euro e quindi la cifra supera di gran lunga il mezzo milione.

Evidente che una situazione simile non può ripetersi. Ma la dirigenza è preoccupata perché «il peso in termini di fatturato di una giornata festiva supera di gran lunga quello che riusciamo a fare in una domenica. Inoltre questo tipo di scelte stabilite a livello regionale non fanno altro che spostare il flusso dei clienti verso il Veneto con un doppio danno per noi. Siamo dunque preoccupati per il mantenimento dei livelli occupazionali dei nostri store». Anche la Pam di viale Michelangelo Grigoletti a Pordenone ha deciso di restare chiusa.

Le sanzioni. Per i negozi fino a mille e 500 metri quadrati le sanzioni variano da un minimo di 6 mila a un massimo di 15 mila euro. Se l’esercizio commerciale, invece, è compreso tra i mille e 500 e i 5 mila metri quadrati, la somma passa da 10 mila a 24 mila euro, mentre per tutti quelli di dimensioni maggiori la possibile sanzione può arrivare sino a 35 mila euro e comunque non può essere inferiore ai 15 mila.

Cifre che vengono aumentate di un terzo - con possibile sospensione dell’attività da 7 a 30 giorni - in caso di recidiva, ma che non riescono a scoraggiare i punti vendita di dimensioni maggiori.

Il sindacato. Susanna Pellegrini della Filcams Cgil parla apertamente di un «atto arrogante da parte dei centri che hanno deciso di aprire in barba a una legge della Regione. È una tendenza che contribuisce all’imbarbarimento culturale della nazione».

La segretaria pordenonese Daniela Duz invita tutti a «portare i nostri figli nelle piazze del 25 aprile e non al centro commerciale». Mentre è il segretario regionale Villiam Pezzetta a ribadire il fermo no della Cgil alla liberalizzazione delle aperture: «La deregulation non ha portato a nessun incremento né dei fatturati né dell’occupazione, che non è cresciuta, ma è divenuta meno tutelata e più precaria.

È un modello sbagliato, pertanto, non soltanto dal punto di vista sociale, ma anche economico, che può e deve essere rivisto. Ecco perché la Cgil auspica che la norma approvata dalla nostra Regione, e impugnata dal Governo, venga confermata dalla Consulta, contribuendo a una svolta legislativa e culturale anche a livello nazionale».

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