Se Aslam bussa alla mia porta e chiede di mangiare
la storia
MARIO DA PORTO*
Ore 23.45 sono a letto a leggere, quando sento bussare alla finestra che dà sulla strada. Scendo in pigiama apro la finestra e vedo due occhi spaventati, umidi, arrossati con una espressione sofferente che mi fissano.
Un ragazzo di circa 16/17 anni mi dice, in discreto italiano, che ha tanta fame. Gli chiedo, forse un po’ irritato, se vuole qualche euro. Mi guarda e scuotendo la testa mi dice: «Fame mangiare, no soldi signore, non mangio da ieri». Chiamo mia moglie e le dico di preparare un sacchetto con ciò che abbiamo. Poca roba in realtà, siamo appena rientrati dal mare e la spesa la faremo domani: un po’ di pane, formaggio due scatolette di tonno e due lattine di coca zero.
Da dove vieni? Chiedo. «Dal Pakistan» risponde. Rotta balcanica solita? «Si ma poi sono andato in Germania, ma lì no bene, no lavoro». Il tuo nome? «Aslam». Adesso che fai? «Cerco lavoro in Italia, ma difficile. Tanta paura». Dove hai imparato l’italiano? «Sono stato in Italia all’Immacolata tre anni fa». Sei stato alla Caritas, in Comune, all’Immacolata? «No possiamo pericoloso, Italia male, male per noi! Sorride con l’espressione un po’ incosciente dei ragazzi. Ma questo ragazzo ne ha passate che neanche ce lo immaginiamo, nella speranza di vivere una vita migliore. Aiutiamoli nel loro paese. Mi risuona lo slogan, trasversale da destra a sinistra, che sento sui media ogni giorno che Dio manda in terra da anni. Penso che nel frattempo lo “Aiuto a casa mia”, poi si vedrà. Dove dormirai stanotte? In un campo qui vicino. Gli faccio cenno con la testa di aver capito. Vuoi entrare, farti una doccia e dormire da noi? «Grazie, grazie ma no, signore». Lo guardò in faccia e mi accorgo che quelle che vedo sono lacrime, di umana dignità. Capisco o credo arrogantemente di capire. Chiedo a mia moglie di prendermi il portafoglio. Ho il portafoglio in mano, sfilo qualche euro perché trovi un posto dove passare la notte. Mi guarda serio e mentre stringe nella mano sinistra il sacchetto che mia moglie nel frattempo ha preparato, con la mano destra aperta mi fa cenno di no. Adesso sorride, ma i miei euro non li vuole. «Grazie signore, solo tanta fame Aslam tanta fame. Grazie». Mi accorgo di provare una forte emozione. Cerco di razionalizzarla. È un mix di imbarazzo, disagio, vergogna. Sono io a sentirmi ferito nella mia dignità di uomo, di cittadino italiano ed europeo. Devo mettermi in pari con la sua dignità. E capisco ancora una volta che la mia dignità non è indipendente dalla sua. Che devo alimentarla nel mio quotidiano in ogni luogo e in ogni modo. Capisco che alla mia finestra stanotte ha bussato la mia coscienza di borghese ormai assuefatto alla umana disumanità e indifferenza. Siamo stati fortunati. Come è finita? Care amiche e amici, questo preferisco tenerlo per me. Comunque il tutto straordinario nella sua assoluta, naturale normalità. Buonanotte.
*medico libero professionista e segretario generale dell’Ordine dei medici e odontoiatri della provincia di Udine
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