Scure sugli assegni d’oro, ma è soltanto per pochi

UDINE. Anche i ricchi piangono? La logica del provvedimento è sicuramente quella, e il rischio boomerang in termini di impopolarità sembra oggettivamente basso, o quantomeno calcolato. Gli interessati, del resto, sono pochi: 25 mila pensionati a livello nazionale, circa 500 in Fvg.
Si tratta dei pensionati con redditi da pensione (gli altri tipi di reddito non contano per la definizione della platea) superiori ai 100 mila euro lordi annui, soggetti al nuovo contributo di solidarietà introdotto dalla Finanziaria 2019 da quest’anno fino al 2023 compreso.
Fatto sta che quasi tre mesi dopo l’approvazione della Finanziaria – e nonostante il prelievo sulle cosiddette pensioni d’oro possa essere annoverato tra le misure in stile Robin Hood, togliere ai ricchi per dare ai poveri – di effetti sugli assegni in questione non c’è ancora traccia. Le prime tre mensilità sono state erogate come se la norma non fosse stata approvata, e in assenza di comunicazioni ufficiali da parte dell’Inps non si sa ancora cosa succederà ad aprile.
Probabile che quantomeno si incominci ad applicare il prelievo, se il ricalcolo annunciato dall’istituto riguarderà anche le pensioni d’oro e non solo l’adeguamento all’inflazione. Difficile invece che si ponga già mano ai conguagli, il cui importo sarà sicuramente elevato, trattandosi di tre mensilità.
Se sulle rivalutazioni una circolare Inps c’è, sia pure da riscrivere per aggiornarla ai criteri della Finanziaria, sulle pensioni d’oro da parte dell’istituto non c’è ancora nulla di scritto. Le uniche certezze derivano dalla Finanziaria 2019, che definisce la platea (escluse le pensioni interamente contributive e quelle riconosciute alle vittime del dovere o del terrorismo) e gli scansioni di prelievo: si va dal 15% sui redditi da pensione tra i 100 mila e i 130 mila euro lordi, per arrivare alla quota massima del 40% sui redditi superiori ai 500 mila euro, sempre lordi ovviamente.
Trattandosi di scaglioni, il prelievo viene applicato per fasce d’importo progressiva e con una franchigia totale sui primi 100 mila euro, per cui il taglio alle pensioni potrà raggiungere una cifra massima di 4.500 euro annui (e 346 mensili) per i pensionati con assegni tra i 100 mila e i 130 mila euro, fino a 120 mila euro annui di prelievo (e 9.200 mensili, oltre alla tredicesima) per i “paperoni” con assegni nell’ordine dei 40 mila euro mensili.
Gli importi in questione sono ben più consistenti di quelli in ballo sulla rivalutazione, anche se la portata complessiva della misura per le casse pubbliche, dai 200 ai 300 milioni, sarà molto più contenuta, vista l’esiguità della platea. La prospettiva di conguagli pesanti, visto che sono già tre le mensilità di mancato prelievo da recuperare ai pensionati, sta suggerendo al Governo e all’Inps di maneggiare con cura una questione che appare delicata anche sotto il profilo della costituzionalità, al di là del rebus conguagli. Conguagli che probabilmente verranno diluiti nel tempo, per spalmarne l’effetto su più mensilità. E far piangere un po’ meno i pensionati ricchi.
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