Scontro tra De Toni e Anzil: bufera sui fondi al Giovanni da Udine e sui 30 milioni bloccati

Il sindaco rispedisce al mittente le accuse del vicepresidente della Regione. «Fuorviante cercare di sviare l’attenzione dal taglio dei contributi al teatro. 

Mattia Pertoldi

Questa volta, con ogni probabilità, deve aver perso la pazienza anche lui. Mantenendosi sempre all’interno di una cornice abbastanza formale e ben poco “urlata”, non c’è dubbio, ma la sensazione netta è che pure Alberto Felice De Toni abbia detto – almeno tra sè – qualcosa come «questa volta è davvero troppo».

Le accuse – e non sono certamente le prime – del vicegovernatore Mario Anzil, infatti, sono state così pesanti e articolate, da non poter non produrre una risposta a tono. Sempre nelle forme e nei modi con cui ci ha abituato il sindaco di Udine, è bene ribadirlo, ma è proprio a partire da questa considerazione che le sue frasi pesano maggiormente.

Carnera e Borgo stazione, Anzil: «De Toni spieghi perché blocca 33 milioni»

Perchè quando uno come De Toni arriva a parlare di «offese personali», ma soprattutto taccia l’assessore regionale alla Cultura di essere «fuorviante», è facile intuire come il treno dei rapporto istituzionale sull’asse tra Udine e Trieste sia sempre più a rischio deragliamento.

Pure su quei binari che partono dalla stazione di palazzo D’Aronco. Con più di un pizzico di comprensione, peraltro, considerata la mole e la ripetizione degli attacchi inaugurati dopo la conferenza stampa di Federico Pirone con cui si denunciava il taglio dei finanziamenti del Teatrone.

Anche se, per la verità, gli affondi di Anzil nei confronti della giunta – o almeno di parte di essa – sono cominciati molto prima. Almeno dal momento della scelta del Cda della Fondazione del Giovanni da Udine.

Le parole di De Toni

La risposta del sindaco, sia come sia, parte non a caso proprio dalla situazione legata ai contributi al Teatrone. «La decisione del vicepresidente della Regione di ridurre i finanziamenti al Giovanni da Udine – sostiene il primo cittadino – è politicamente inopportuna. Il teatro è una grande istituzione della città e del Friuli, così come lo sono l’Ateneo e l’ospedale. Ridurne le risorse significa indebolire una parte importante della vita culturale e civile del territorio. Farlo in una fase in cui le finanziarie regionali dispongono di risorse sempre più consistenti, rende questa decisione difficilmente comprensibile».

Fino qui siamo alla linea ufficiale che è quella, appunto, che taccia la Regione di aver tagliato i contributi al Teatrone – stando al Comune per una quota pari a 250 mila euro, secondo piazza Unità invece fermandosi a 72 mila – in un periodo in cui, e questo è difficilmente contestabile, i bilanci del Friuli Venezia Giulia hanno raggiunto dimensioni record. Poi, però, De Toni entra nel merito della nuova polemica.

«Se il tema è il teatro, spostare l’attenzione su altri argomenti, come il Carnera, non aiuta a risolvere il problema ed è fuorviante. Anche su questo punto, peraltro, è bene ricordare che i 20 milioni destinati all’ampliamento del palasport non sono fermi per responsabilità del Comune, ma perchè non è mai stato presentato alcun progetto da parte dei privati». Ci sono, inoltre, gli epiteti – ben poco lusinghieri – utilizzati da Anzil.

«Quanto alle parole usate dall’assessore in questi giorni – conclude De Toni –, definire il Comune di Udine “un ente inutile” è un’affermazione che lasciamo al giudizio di chi legge. Sostenere che la giunta comunale è composta da “incapaci” abbassa invece il confronto politico al piano dell’offesa personale. Sono un uomo delle istituzioni e continuo a credere che il dialogo istituzionale debba venire prima dei colori politici.

Non ci faremo trascinare nell’abisso della delegittimazione dell’avversario. Continueremo a chiedere risposte nel merito, con rispetto istituzionale e nell’interesse della città».

Le opere contestate

De Toni, con ogni probabilità in piena consapevolezza perchè non si trattava di una priorità di palazzo D’Aronco, entra nel merito delle contestazioni di Anzil sulle opere che la Regione ha finanziato – almeno in parte – e che il Comune, per un motivo o per l’altro, non ha mai avviato, soltanto nel caso del Carnera.

La prima critica dell’assessore allo Sport, nel dettaglio, riguarda i 3 milioni 500 mila euro stanziati ancora nel 2023 – ma mai realmente erogati al Comune – per la fase iniziale di ristrutturazione del Carnera. Poi ci sono i 20 milioni iscritti a bilancio nell’assestamento di due anni fa e destinati all’operazione – in project financing – di demolizione e successiva ricostruzione del palazzetto.

In realtà, come detto dallo stesso De Toni, a quest’opera manca un progetto vero e proprio considerato come non sia mai stato depositato nulla in materia da parte dell’Apu, cioè la società di pallacanestro interessata alla realizzazione di un Carnera polifunzionale. Anzil, infine, ha posto l’accento anche sui 10 milioni – in questo caso già nelle disponibilità di palazzo D’Aronco assieme alla tranche principale di fondi per il palazzetto – concessi dodici mesi or sono per un progetto, pure in questo caso di project financing, di rilancio di Borgo stazione. In totale, pertanto, parliamo di oltre 30 milioni che, secondo il vicegovernatore, «sono immobilizzati e si stanno svalutando».

Con la conseguenza, concreta, che la Regione decida di riprenderseli esattamente come accaduto con i contributi stanziati a favore di Udine Mercati all’epoca della giunta di Pietro Fontanini.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto