Scontro sulla giunta allargata Cade la deroga sulle quote rosa

L’emendamento approvato in Regione è applicabile solo nei piccoli comuni Il centrosinistra critica la maggioranza: pensano solo alle poltrone
Udine 30 Agosto 2017 Presentazione ed allestimenti friuli doc Petrussi Foto Press TURCO Massimo
Udine 30 Agosto 2017 Presentazione ed allestimenti friuli doc Petrussi Foto Press TURCO Massimo



Il centrosinistra insorge contro l’ipotesi di allargare la giunta a dodici assessori. Un’ipotesi che sembra però essere venuta meno. Ieri infatti in consiglio regionale il tanto contestato emendamento che prevedeva di poter nominare l’undicesimo senza tenere in considerazione il vincolo delle quote rosa stabilito dalla legge “Delrio” (almeno il 40% per il sesso meno rappresentato) è stato approvato con una modifica che lo rende applicabile solo nei comuni più piccoli che non possono nominare degli esterni in giunta. Per il Comune di Udine quindi nessuna deroga: se ci sarà l’undicesimo assessore dovrà essere donna perché nel computo va considerato anche il sindaco e quindi su 12 componenti le donne devono essere almeno 5.

Con una giunta a dodici invece Fontanini potrebbe aggiungere alla squadra un uomo e una donna, ma al momento lo statuto del Comune di Udine prevede che l’esecutivo sia formato al massimo da dieci elementi - l’undicesimo è stato introdotto dalla Regione - più il sindaco.

Per il capogruppo del Pd, Alessandro Venanzi, in realtà ne basterebbero 8 a tempo pieno mentre il segretario dem punta il dito contro la maggioranza «il cui unico interesse a quanto pare, è legato alle poltrone». Dello stesso avviso anche Federico Pirone di Innovare secondo il quale «tutto ciò che sta accadendo è vergognoso e dimostra l'impreparazione e la superficialità di questa maggioranza, estremamente litigiosa sui programmi, con poche idee e primariamente impegnata a contendersi le poltrone».

Per Monica Paviotti del Pd però è il sindaco Pietro Fontanini che «deve assumersi le sue responsabilità: se davvero è stato il consigliere Zanolla, di Progetto Fvg Udine, a chiedere l’emendamento che viola il rispetto delle “quote di genere”, il sindaco non poteva esserne all’oscuro, e se così fosse, la cosa sarebbe ancora più grave perché significherebbe che il primo cittadino non ha la leadership della maggioranza. Credo invece che Fontanini fosse a conoscenza dell’emendamento e che l’abbia avvallato, salvo poi caldeggiare la soluzione del dodicesimo assessore perché costretto dalla protesta sulle “quote di genere” che ha coinvolto tutte le donne e gli uomini dell’opposizione». Il sindaco però ha sottolineato di non aver mai chiesto alcuna modifica normativa evidenziando che la possibilità del dodicesimo assessore (che però non sembra più percorribile) gli consentirebbe di rispettare le quote nominando un uomo e una donna: non ci sarebbe mai stato però alcun “emendamento Fontanini” contro il quale si era scatenata la protesta in piazza.

Ecco perché Martines sposta il mirino della critica sull’allargamento della giunta: «Servono 11 o 12 assessori a un sindaco che non ha mai definito la sua linea politica? L’unica scelta “rivoluzionaria”, (si fa per dire) la differenziata “porta a porta”, nemmeno l’aveva citata in campagna elettorale, salvo poi trascriverla nelle linee programmatiche. Per affrontare (male) l’immigrazione oppure la sicurezza: senza progettualità e col solo importante aiuto delle forze dell’ordine; per mandare avanti con un’attenzione superficiale eventi già impostati da tempo e con un’autonomia consolidata, non servono 11 o 12 assessori: è passato un solo anno e si ha l’impressione che l’unico interesse della maggioranza siano le poltrone». Per Paviotti «il sindaco è costretto a nominare l’undicesimo assessore per tenere vicino una maggioranza ormai fragile e scompaginata e che per accontentare tutti non si faccia scrupoli ad aumentare le spese a carico delle casse comunali e quindi della cittadinanza nominando addirittura il dodicesimo assessore. Dodici assessori in una città di 100 mila abitanti, come a Milano che però di abitanti ne ha 1 milione e 300 mila».

Sel tema della parità di genere, Ester Soramel del comitato 50 e 50 ha precisato che «il sindaco ha nominato assessora in quota Fdi una donna che non si era neanche candidata e che si è tesserata dopo il giuramento, un’altra che ha ottenuto solo 10 voti, ma che evidentemente ha il “merito” di essere “la compagna di” e poi la stessa Battaglia, che, giova ricordare, era persino decaduta dalla carica di consigliera per lo scarso risultato elettorale, ma i cui meriti deve averli conquistati quand’era assessora provinciale di Fontanini. In 3 hanno totalizzato 63 voti». —



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