Schiacciato da una lastra di metallo, infortunio mortale alla Cimolai

Roveredo in Piano, vittima un operaio di 53 anni, schiacciato da una lastra di metallo di alcuni quintali. Vani i soccorsi

Un paio di scarpe da ginnastica blu e il borsello in pelle: è tutto ciò che hanno potuto portare a casa ieri pomeriggio, in lacrime, i fratelli di Andrea Fellet, rimasto ucciso in torneria allo stabilimento della Cimolai in via XX Settembre a Roveredo in Piano.

Aveva soltanto 53 anni ed era un operaio esperto. Dopo la pausa pranzo si era rimesso all’opera alla fresa foratrice, una speciale macchina utensile utilizzata per lavorare lastre di metallo di pesi importanti. Ultimata la lavorazione, la lastra, un trapezio pesante cinque quintali, viene spostata con l’argano elettrico. Per cause al vaglio dei funzionari dello Psal e dei carabinieri di Fontanafredda, la lastra si è staccata dall’argano che l’operaio stava manovrando e gli è rovinata addosso, proprio sul collo.

È deceduto sul colpo. Un collega di lavoro, che doveva utilizzare il carro ponte, ha visto che il macchinario era bloccato, si è insospettito ed è andato verso la postazione dove si trovava Andrea, per capire che cosa fosse successo.

Schiacciato da una lastra, muore operaio di 53 anni

Lo ha trovato incastrato. Subito – erano le 13.34 – sono stati mobilitati i soccorsi. In pochi minuti sono arrivati i vigili del fuoco di Pordenone, l’ambulanza e l’elicottero del 118, ma per il 53enne roveredano non c’era più nulla da fare. Il medico non ha potuto che constatare il decesso, attribuito a un trauma da schiacciamento a livello della rachide cervicale. Immediatamente sono scattate le indagini dei carabinieri della stazione di Fontanafredda, coordinati dal comandante, il maresciallo Gaetano Romano e dei funzionari dello Spsal, guidati dal dirigente Carlo Venturini.

«No comment», all’uscita dai cancelli dello stabilimento della Cimolai, da parte dell’avvocato Bruno Malattia, che in passato ha rappresentato i vertici della società. Il pubblico ministero Andrea Del Missier ha disposto il sequestro della fresa foratrice e dell’area in cui è avvenuto l’infortunio mortale. I funzionari dell’azienda sanitaria hanno acquisito anche tutta la documentazione relativa al funzionamento del macchinario. Ieri pomeriggio sono stati effettuati ulteriori accertamenti sulla fresa foratrice e sono stati sentiti i colleghi di lavoro per riuscire a ricostruire la dinamica dell’incidente.

Ancora prematuro formulare ipotesi sulle cause dell’infortunio mortale, bisognerà attendere la relazione dello Spsal. È probabile che, per fare luce sull’accaduto, la Procura intenda disporre una perizia sulla dinamica. La salma dell’operaio è stata traslata all’obitorio di Pordenone, a disposizione dell’autorità giudiziaria, nel caso in cui il pm decida di disporre l’autopsia.

Allo stabilimento di Roveredo in Piano sono accorsi i familiari di Andrea: i fratelli Annalisa e Adriano, il cognato Gianni, lo zio e il cugino. «Era una persona fantastica –, lo ha ricordato, commosso, il cognato –. Si occupava lui dell’anziana mamma, ogni giorno». Alla madre, vedova, che viveva con Andrea a Roveredo in Piano, ora mancherà il suo conforto.

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