Schengen congelato, Il Brennero protesta

UDINE. Reazioni double face ai confini con l’Austria dopo l’annuncio della possibile chiusura delle frontiere. Decisamente più preoccupate le voci che rimbalzano dal Brennero rispetto a quelle che arrivano da Tarvisio.
«La chiusura della frontiera al Brennero da parte dell’Austria sarebbe non solo un duro colpo per l’Euregione, ma avrebbe una valenza simbolica devastante per tutti coloro che da decenni si sono battuti per l’eliminazione dei confini all’interno dell’Unione», ha detto il senatore Svp Karl Zeller, presidente del Gruppo per le autonomie, intervenendo in aula al Senato. Per sabato il Pd ha promosso una catena umana transfrontaliera al Brennero per protestare contro le barriere accogliendo anche il grido d’allarme del comparto turistico che teme un crollo degli affari.
Ma proprio ieri il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, aveva invitato Governo e Regione Fvg ad allinearsi con l’Austria. «Con la chiusura del valico del Brennero, Tarvisio rimarrà il punto più sensibile e a rischio nel confine nordorientale della Regione e del Paese», gli ha fatto eco ieri la consigliera regionale Barbara Zilli (Lega) che esorta nuovamente l’assessore Torrenti «a richiedere maggiori forze di polizia e dell’esercito, se necessario, per il pattugliamento dei valichi di confine con Austria e Slovenia».
E sempre ieri, il parlamentare Walter Rizzetto ha presentato un’interrogazione per chiedere al Governo quali misure intende adottare nel caso di chiusura delle frontiere da parte dell’Austria.
Opinioni divergenti, invece, da parte degli albergatori di Tarvisio. Diego Edelhof, titolare dell’omonimo hotel, si dichiara molto preoccupato. «Personalmente - commenta - siamo in una fase di subentro al leasing per quanto concerne l’attività. È chiaro che in una situazione del genere uno ci pensa due volte. Se si dovessero verificare arrivi in massa, magari accompagnati dall’apertura di un Cara nella zona quanto varrebbe il mio albergo? Chi verrebbe a trascorrere più le vacanze in queste zone? Certo, sono ancora ipotesi. Ma è meglio essere prudenti. Io sto dalla parte del nostro sindaco che si fa portavoce a Trieste delle nostre preoccupazioni».
Di inutile allarmismo parla, invece, il titolare dell’albergo Bellavista, Stefano Rosenwirt. «Chiudere le frontiere - aggiunge - non servirebbe a nessuno. Magari le chiudessero per tornare alla situazione precedente Schengen». Secondo Rosenwirt «prima si stava decisamente meglio perché l’Italia era l’Italia, la nostra moneta valeva di più e c’erano meno tasse da pagare.
E comunque, lo ribadisco, a nessuno adesso conviene chiudere le frontiere perché nel caso nostro e dell’Austria i danni per il turismo sarebbero enormi. Il vero problema è che non si può continuare a parlare di immigrazione quando questa alle porte. Bisogna intervenire nei Paesi di origine».
Vito Anselmi titolare de “Il cervo” si dice preoccupato visto che gli «unici ad avere le frontiere aperte siamo soltanto noi. Si dovesse verificare un arrivo massiccio è chiaro che i contraccolpi per il nostro territorio e la nostra economia sarebbero inevitabili. Ma detto questo, ormai si è creato un equilibrio basato sulla libertà delle frontiere e tornare indietro sarebbe un grave errore».
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