Savio resiste alla crisi cinese

Dici Savio e leggi Cina. La Spa leader del meccanotessile italiano è di casa in Oriente da molto prima che il colosso asiatico si convertisse all’economia di mercato, da molto prima che “internazionalizzazione” venisse declinata come un mantra, da molto prima che fare shopping in Asia diventasse una strategia imprescindibile.
Semplicemente la Savio ha seguito il mercato. Quello dei produttori del tessile che, progressivamente, hanno abbandonato l’Europa per i Paesi emergenti, complice un costo del lavoro con il quale l’Occidente davvero non può competere. Il mercato di riferimento dell’azienda pordenonese, dal 2011 di proprietà del fondo Alpha, sta dunque soprattutto in Asia, dalla Cina all’India, dove vende le proprie macchine tessili.
Un mercato non sempre stabile, quello cinese, che risente di scelte governative su investimenti e tasse, che anche quando rallenta cresce con valori decisamente più dinamici dello zero-virgola italiano. Tanto che, a parte i timori anche robusti scatenati dall’avvento della crisi, la Savio ha retto bene l’urto, tanto che in questi anni non solo non ha ridotto, ma ha addirittura incrementato l’occupazione.
Gli addetti rimangono infatti attorno alle 440 unità nello stabilimento di Pordenone, mentre il Gruppo Savio conta complessivamente mille 400 addetti nel mondo e un fatturato che oscilla attorno ai 400 milioni di euro.
Ciò che il momento economico ha invece condizionato, è il progetto di quotazione in Borsa dell’azienda pordenonese che ha oltre un secolo di storia alle spalle.
Un’idea che periodicamente emerge, quella dell’approdo a Piazza Affari, ma che questa volta sembrava destinata a concretizzarsi nel breve. Invece il percorso è stato rallentato e a oggi pare sospeso in attesa di tempi migliori. Il mercato, infatti, non ama i periodi di stabilità o di timida crescita, preferendo i tumultuosi periodi del “toro” con trend dinamici e possibilmente all’insù.
La quotazione in Borsa, dunque, scivola in avanti. Di rinvio comunque si tratta, e non di rinuncia, Anche perché il Gruppo continua a crescere anche attraverso acquisizioni. Le più recenti hanno riguardato una piccola azienda del medesimo settore con una cinquantina di dipendenti, la ceca Elitech, che ha consentito a Savio di ampliare la gamma dei prodotti e si è trattato di un investimento importante sotto l’aspetto tecnologico.
Prima ancora si era accaparrata il pacchetto di controllo della bresciana Mesdan, leader nel settore dei dispositivi per la giunzione del filato e delle strumentazioni per laboratori tessili.
Quella di Savio, come accennato, è una lunga storia. È stata fondata agli inizi del secolo scorso da Marcello Savio. Una piccola azienda artigiana che in seguito si è specializzata nella produzione di componenti per l’industria tessile locale.
Negli anni del boom economico, l’azienda cresce in modo impetuoso e agli inizi degli anni Settanta passa di mano, prima all’Egam e poi all’Eni e arriva a raggiungere la leadership mondiale nella produzione di macchine tessili.
Vent’anni più tardi, con i processi di privatizzazione, la società viene ceduta ad un gruppo di investitori privati e manager interni che la guidano fino al 1998, quando viene acquisita dal Gruppo Radici, già presente nel mercato meccanotessile con diverse altre società. Quindi nel 2011 l’ultimo - in ordine di tempo - approda al Fondo Alpha.
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