San Leonardo, il processo sui cavalli di «Striscia»

SAN LEONARDO. Per l’inviato di “Striscia la notizia”, per i vicini che glielo avevano segnalato e per la Lav, che da quel servizio aveva preso le mosse per sporgere denuncia in Procura, Alfredo Chiacig era il classico esempio di persona che, pur decidendo di circondarsi di animali - nel caso specifico, di cavalli -, finiva poi per abbandonarli a se stessi, scendendo ben al di sotto dei livelli minimi di pulizia e attenzione necessari a garantire loro condizioni di salute e benessere. Era, in altre parole, un cattivo allevatore. E di questo avrebbe dovuto rispondere davanti alla legge.
Ebbene, il processo è cominciato e l’immagine che di lui sta emergendo dalle dichiarazione dei testi che la stessa Procura aveva chiamato a sostegno della tesi accusatoria, ha cominciato a ridimensionarsi. Anche perchè, come cerca di dimostrare la difesa, la questione è di natura prettamente culturale. Si tratta cioè di capire se i moderni sistemi di allevamento siano migliori rispetto a quelli di una volta e che Chiacig aveva voluto continuare a mantenere. Sette gli esemplari che l’allevatore, che ha 65 anni e abita a San Leonardo, aveva via via acquistato e cresciuto per assecondare la propria passione: due pony, un puledro di tre mesi, tre Avelignesi e un meticcio. Per il pm Claudia Finocchiaro, che nel dicembre del 2012 aveva raccolto la denuncia e avviato l’inchiesta, erano tenuti tutti in condizioni incompatibili con la loro natura e tali da procurare loro gravi sofferenze.
Nel mirino, recinzioni realizzate con materiale non idoneo, spazi e ricoveri esigui, talvolta privi di lettiera e realizzati su un suolo poco drenante e argilloso e, quindi, spesso melmoso. Con conseguente difficoltà di deambulazione pe gli animali, costretti a muoversi con le zampe affondate in 20-40 centimetri di fango. Fin qui, la “fotografia” dei fatti, documentata anche da Edoardo Stoppa, di “Striscia”, e ben nota a tutta la vallata. A riequilibrare la portata delle accuse, nell’istruttoria in corso davanti al giudice Matteo Carlisi, sono stati gli esperti di Asl e Forestale. Tutti pressoché concordi nell’escludere la presenza di malattie e segni di sofferenza fisica sui cavalli.
«Lungi dal far mancare loro alcunchè, a cominciare da cibo e acqua - ha detto il suo difensore, avvocato Rino Battocletti -, Chiacig rappresentava il tipico contadino delle Valli e, in quanto tale, preferiva tenere i suoi cavalli liberi e allo stato brado. È chiaro che una scelta “naturale” espone gli animali alle intemperie della natura, ma non è affatto detto che allevamenti super tecnologici e attenti a tutte le prescrizioni, mettano al riparo da malattie e altri problemi». Alla prossima udienza, fissata per il 1° novembre, la parola passerà ai consulenti di parte.
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