San Giorgio, punto nascite a rischio

Bilanci che chiudono in pareggio con una diminuzione di costi di 10,5 milioni di euro per l’Ass 6, 4 milioni l’Azienda ospedaliera e 2 per il Cro, e un elenco di “capitoli” da affrontare per tagliare le spese: oncologia, chirurgia, riabilitazione, medicina, area di emergenza. Nell’elenco non c’è, ma in predicato finisce anche il punto nascita del Policlinico San Giorgio.
Le tre aziende dell’area vasta pordenonese hanno concluso il difficile compito di far tornare i conti dei rispettivi enti, in considerazione della diminuzione significativa dei finanziamenti alla sanità regionale, e il risultato di questo lavoro è stato presentato ieri alla Regione in quella fase tecnica nota come negoziazione. Ma la fatica è di fatto solo iniziata perchè non si è entrati ancora nel merito dei tagli che l’indisponibilità di risorse imporrà. In ogni caso i manager delle aziende pordenonesi attendono indicazioni – se non autorizzazioni - dalla Regione.
In positivo Piero Cappelletti, direttore del Cro, Paolo Bordon, direttore degli Ospedali riuniti, e Fabio Samani, direttore dell’Ass 6, hanno definito un patto: tutte le aziende dovranno chiudere in pareggio e, dunque, se dovesse essere necessario, scatterà un meccanismo solidale per far tornare i conti. Altra cosa la collaborazione, che sostituirà la rivalità. Terzo: regia unica di area vasta anche per il raggiungimento degli obiettivi. Infine: se è vero che l’ospedale, in questa fase, soffrirà di meno rispetto all’Ass 6 per quel che attiene alla diminuzione delle risorse, è anche vero che si impegnerà a riversare sul territorio i benefici economici delle riorganizzazioni. Il contesto, dunque, è quello delineato, in che modo le azioni che i manager della sanità provinciale andranno ad incidere concretamente, è demandato ad una fase successiva. Una semplificazione del dipartimento chirurgico sulle sedi di Pordenone, San Vito, Spilimbergo e Sacile, scatenerà innegabilmente reazioni anche da parte delle amministrazioni locali. Stessa cosa le azioni sul dipartimento di emergenza o sulle medicine. Quella che potrebbe impattare meno è il riconoscimento della competenza unica del Cro sull’oncologia, al di là di dove materialmente si andranno ad eseguire gli interventi. Questione spinosa quella dei punti nascita visto che pare si intenda ridurne il numero sacrificando quello del Policlinico San Giorgio su cui la Casa di cura, peraltro, ha recentemente investito molto. (e.d.g.)
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