San Giorgio di Nogaro, Evraz vende uno stabilimento

Ceduta l’azienda nella Repubblica ceca. Manifestazione degli operai

SAN GIORGIO DI NOGARO. Potrebbe aprirsi uno spiraglio nella vertenza Evraz Palini e Bertoli di San Giorgio. Due infatti le notizie che hanno portato un po’ di ottimismo tra i lavoratori dell’azienda che, ieri, hanno manifestato nell’area del mercato: quella che la vertenza (come abbiamo riferito nell’edizione di ieri) è arrivata sui banchi del Parlamento grazie all'interrogazione del deputato Rizzetto del M5S e quella inerente la vendita di Evraz Vitkovice acciaio, lo stabilimento Evraz in Repubblica ceca di fatto concorrenziale a quello sangiorgino. Questa novità potrebbe far sì che sindacati e operai possano avere un nuovo interlocutore in quanto pare che l'attuale ad, Dmitriy Scuka, resti nell'organico dello stabilimento ceco.

Questa la nota apparsa sul sito Evraz: “Evraz annuncia la firma e la chiusura della vendita della sua consociata interamente controllata Evraz Vitkovice acciaio (“Evs”) a un gruppo di investitori privati, per un corrispettivo lordo di 89.000.000 dollari”.

Ieri intanto Maurizio Balzarini di Fiom e Francesco Barbaro di Fim hanno spiegato a dipendenti e cittadini come la direzione aziendale della Evraz Palini e Bertoli, per voce dello stesso amministratore delegato Dimitri Sucka, abbia ribadito la decisione di non far ripartire gli impianti, dopo otto mesi di stop, affermando che nell’attuale situazione di mercato non ci sarebbero ancora le condizioni necessarie per una ripresa produttiva utile a richiamare in forza i 140 lavoratori attualmente in cassa integrazione a zero ore.

«Non si possono accettare in silenzio queste condizioni di cig - dicono - senza un minimo di prospettiva di ripresa produttiva. Facciamo appello alla cittadinanza, alle forze politiche, alle istituzioni locali e regionali, affinché si possa intervenire presso la proprietà della Evraz Palini e Bertoli per conoscere le reali intenzioni sullo stabilimento di San Giorgio. I lavoratori e le loro famiglie - sottolineano i sindacati - hanno diritto di conoscere il loro futuro».

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