Salvini è in arrivo in Friuli: "Più controlli alle frontiere e Centro di espulsione a Gradisca"

Intervista al leader del Carroccio che domenica sarà a Pradamano alla chiusura della festa regionale della Lega. «Fedriga ha il mio appoggio per portare in Fvg maggiori competenze e risorse economiche»
Il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga e il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga e il ministro dell'Interno Matteo Salvini

I decreti sicurezza e immigrazione da una parte. Una legge di Bilancio, difficile e delicata, da completare dall’altra. E, in mezzo, la festa regionale della Lega (apertasi a Pradamano) cui non può, e non vuole, mancare perché lo ha promesso al “suo” Massimiliano Fedriga: per anni fedele braccio destro a Roma e da sei mesi governatore del Fvg, capace di strappare la Regione al centrosinistra e di completare il mosaico (ex) padano che da Milano arriva a Trieste.

Matteo Salvini, in altre parole, è una trottola continua e domani tornerà in regione per il gran finale della tre giorni di orgoglio leghista in scena in provincia di Udine. E, intanto, dal treno che lo riporta a Roma (da Genova) affronta i principali temi della politica locale e regionale.

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Ministro, l’ultima volta che è “sbarcato” in Fvg eravamo in campagna elettorale per quelle Regionali che, per la Lega, sono andate – eufemisticamente parlando – discretamente bene...

«Sì, decisamente e sono anche molto contento di come Max (Fedriga ndr) ha cominciato a lavorare con la sua squadra. Un team di persone davvero competenti che stanno imprimendo al Fvg una svolta all’insegna della serietà, della velocità e delle concretezza su diversi fronti. Penso alla sicurezza, senza ombra di dubbio, ma anche all’avvio della riforma sanitaria».

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Condivide quindi l’idea di utilizzare la Forestale per i pattugliamenti dei confini?

«Certamente perché è la dimostrazione di come volere sia potere e che i problemi si risolvono anche con l’ingegno. Ho visto recentemente i dati del Fvg con centinaia di persone fermate da inizio agosto e, soltanto a Trieste, 140 clandestini bloccati alla frontiera nei primi 15 giorni di settembre. Numeri che dimostrano come dopo la drastica riduzione degli arrivi via mare siamo riusciti a incidere, pur di poco, anche su quelli via terra».

Sono previsti altri rinforzi a Nordest?

«Sì e in parallelo una serie di incontri in Slovenia, Croazia e Austria per rafforzare ulteriormente la collaborazione e i controlli oltre confine visto che non possiamo certo pensare di fare tutto da soli. In più, entro i primi mesi del 2019, apriremo un Centro di espulsione anche in Fvg dopo quello in corso di realizzazione a Milano».

Dove?

«A Gradisca. E a chi abita vicino dico che non ha nulla da temere perché sarà un centro chiuso, dove i migranti non potranno uscire liberamente. Anzi, fosse per me, nella “mia” Lombardia, aprirei tre o quattro Centri perché più ce ne saranno, più clandestini riusciremo a espellere».

Polizia ai confini e realizzazione dei Centri si traducono, però, in spese non indifferenti. Davvero avete le risorse necessarie a disposizione in legge di Bilancio?

«Non ci sono problemi. Vista la riduzione delle domande di asilo, scese da 100 mila a 40 mila, e degli sbarchi, ridotti attorno alle 20 mila unità, calcoliamo di risparmiare in un anno, tra gestione dell’immigrazione e spese per l’accoglienza, oltre 1 miliardo di euro. Le 10 mila assunzioni programmate di poliziotti, carabinieri e finanzieri costano invece più o meno 350 milioni. Con un terzo dei risparmi, quindi, si completa l’opera».

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Restiamo sull’ex Finanziaria: riuscirete ad abbassare le tasse come promesso?

«Abbiamo firmato un contratto di Governo che dura cinque anni, non cinque mesi e quindi non faremo tutto subito, ma avvieremo una parte consistente di programma. Partendo dai dimenticati del Pd: partite Iva, artigiani e autonomi».

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«Siamo partiti da 50 mila, poi siamo saliti a 65 mila. Adesso tentiamo di arrivare a 80 mila. Vedremo, stiamo limando gli ultimi dettagli della legge di Bilancio. Ma non è soltanto questione di tassazione, bensì anche di sburocratizzazione. Dal prossimo anno entrerà in vigore la fatturazione elettronica, ma chi aderirà al regime forfettario eviterà anche quell’incombenza».


E con la legge Fornero, invece, che si fa?


«Sarà l’intervento più importante, da almeno 7-8 miliardi. Non vedrete sconticini alla Pd, ma qualcosa che consentirà a 300-400 mila persone di andare in pensione, liberando altrettanti posti di lavoro».

Torniamo alla domanda di prima: dove si trovano i soldi?

«Stiamo tagliando tutte le spese inutili, gli sprechi. E poi lo ribadisco: se si vuole realizzare un’operazione che rilancia lavoro e crescita non possiamo “impiccarci” alla percentuale. L’impegno è quello di mantenere il rapporto deficit/Pil sotto al 3%, ma se dobbiamo aumentare il primo di qualche decimale, per fare ripartire il Paese io lo faccio a occhi chiusi».

Il ministro Giovanni Tria non sembra d’accordo...

«Il suo mestiere è, giustamente, quello di tenere i cordoni della borsa, ma è ministro di un Governo che vuole rispettare gli impegni presi. Non pretendo tutto e subito, ma a Tria, come Lega, abbiamo detto che le politiche di tagli e austerity negli ultimi anni hanno fatto aumentare il debito pubblico di 250 miliardi e che, per ridurlo, bisogna spendere quello che si ha con intelligenza, facendo crescere il Pil».

In questo ragionamento è compreso anche il reddito o la pensione di cittadinanza?

«Uno o l’altro sarà in manovra, sì. Quale? Lo decideranno gli amici del M5s».

Ministro, ma lei è ancora federalista, anche dopo la svolta nazionale?

«Sempre e comunque. Anzi, l’Autonomia di Veneto e Lombardia – ma io ho incontrato pure il governatore dell’Emilia Romagna anche se è del Pd – è nel contratto di Governo».

Fedriga, nel frattempo, chiede più competenze e di ridiscutere i patti finanziari con lo Stato...

Ha il mio pieno sostegno. Quello di ottenere maggiori funzioni e più denari è un programma diffuso, specialmente tra le Regioni virtuose come il Fvg».

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Un’ultima domanda: Danilo Toninelli ha rilanciato l’idea di Torino come sede unica per le Olimpiadi invernali. Lei che ne pensa?

«Torino da sola non può vincere perché le ha già ospitate pochi anni fa. Oggi, se dovessi esprimere un desiderio, oppure una previsione, direi di puntare sul lombardo-veneto. Il Cio premierà la corsa a due di Milano e Cortina, non soltanto per il valore del sistema pubblico locale, ma anche per la capacità di attrarre investitori privati».

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