Salvato dal suicidio, non dalle manette

Pordenone, imprenditore minaccia di buttarsi dal camino dell'ospedale: i magistrati mi perseguitanoi. Fatto scendere, è stato arrestato per bancarotta e truffa assieme a tre suoi collaboratori.
FOTO MISSINATO - OSPEDALE
FOTO MISSINATO - OSPEDALE

PORDENONE. Ha minacciato di buttarsi giù dal camino di sfiato della centrale termica dell’ospedale di Pordenone, sul quale era salito come gesto dimostrativo per protestare contro la magistratura, che a suo dire si sarebbe accanita nei suoi confronti. Ma alla fine, convinto a desistere dai suoi propositi e fatto scendere, è stato arrestato dai carabinieri, che gli hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta (relativo al fallimento della Nova srl trasporti) e una serie di truffe. Protagonista di questa vicenda, che ieri ha tenuto forze dell’ordine e curiosi con il fiato sospeso per ore, è Marco Polino, imprenditore napoletano di 35 anni, residente a Cordenons. Con lui, per gli stessi reati, sono stati arrestati anche altri tre collaboratori (Massimo Tomasella e Massimiliano Straziuso sul posto e una terza persona).

I fatti. Era circa mezzogiorno quando l’uomo è salito in cima al camino di sfiato della centrale termica dell’ospedale, che si trova accanto al parcheggio dei dipendenti ospedalieri. Minacciava di gettarsi a terra –da un’altezza di una ventina di metri – se sul posto non fosse venuto il procuratore reggente Federico Facchin ad ascoltarlo. Intanto, sul posto sono arrivati gli agenti della questura di Pordenone, guidati dall’ispettore capo Massimo Olivotto, i carabinieri del radiomobile con il loro comandante Antonio Olivo e il capitano della compagnia Nicola Di Ciano, i carabinieri di Sacile, vigili del fuoco e 118.

L’arrivo dell’avvocato. Poco dopo è intervenuto uno dei legali del giovane imprenditore, Piero Cucchisi, avvisato al telefono dal collega Antonino Di Pietro, a sua volta allertato dallo stesso Polino. Anche a Cucchisi l’uomo ha detto di sentirsi sotto pressione per le varie accuse che la magistratura pordenonese starebbe muovendo nei suoi riguardi. Polino avrebbe detto di voler sapere la verità e di temere che gli investigatori avessero convinto i suoi clienti a testimoniare contro di lui.

L’arrivo del pm Facchin. Attorno alle 14.20 nel parcheggio interno dell’ospedale riservato ai dipendenti, è arrivato il capo della Procura di Pordenone, Federico Facchin, accompagnato in auto dalla polizia. All’arrivo del magistrato, Polino ha cominciato a inveire e a gridare improperi. «Io sono un uomo, sono giorni che mi controllate. Mi avete messo microspie, ma qui ho dato lavoro a decine di persone» ha gridato poi con tutte le sue forze.

Il giallo dell’aggressione. Sempre diretto al procuratore reggente, Polino ha urlato: «Mi avete indagato di tentato omicidio. E’ una vergogna». In base a quello che l’uomo urlava, lui risulterebbe indagato per tentato omicidio nei confronti della sorella, pare nell’ambito di una lite familiare. Un’inchiesta non ancora conclusa e sulla quale la magistratura non ha fatto trapelare nulla. Proprio quest’ultima vicenda, per lui un fulmine a ciel sereno, avrebbe scatenato l’ira del 35enne spingendolo a compiere il gesto dimostrativo.

Il salvataggio. Quando il magistrato se n’è andato, un vigile del fuoco si è arrampicato sul camino e ha riportato giù Polino. Erano le 14.45.

L’arresto.Ad attendere Marco Polino, però, c’erano i carabinieri di Sacile che hanno eseguito la misura di custodia cautelare in carcere per bancarotta fraudolenta (proprio giovedì è stata dichiarata fallita dal tribunale di Pordenone la sua società di trasporti, la Nova srl) e truffe firmata dal gip di Pordenone. I Cc hanno fatto salire in auto anche Tomasella (ex socio della Friulnova, poi divenuta Nova) e Straziuso, che avevano assistito al gesto di Polino. Ma l’ordinanza, sulla quale gli inquirentimantengono il più fitto riserbo, riguardava anche un quarto collaboratore (titolare di una società collegata).

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