La riunione del Messaggero Veneto a Casa Cavazzini, tra opere impressioniste e 80 anni di giornalismo
I giornalisti ospiti del museo per incontrare il pubblico. Dopo l’esame delle notizie di giornata, le domande: dal passaggio dalla carta al digitale, all’AI

Una visita guidata dentro la “cucina” del giornale, come si dice in gergo. Un paio d’ore in compagnia della redazione del Messaggero Veneto, in trasferta a Casa Cavazzini, per una riunione del mattino alternativa, in compagnia dei lettori e di chiunque fosse interessato a scoprire qualcosa di più sul processo di confezionamento di un quotidiano. «Lavoriamo con le pareti di vetro»: è la metafora scelta dal condirettore Paolo Mosanghini, che ha coordinato l’incontro, per descrivere il senso dell’appuntamento, che cade, peraltro, nell’anno in cui il Messaggero Veneto celebra i suoi primi 80 anni.

I saluti
A fare gli onori di casa, al museo d’arte contemporanea di via Cavour che ha ospitato l’incontro e dove, oltre alle collezioni permanenti, attualmente sono in corso le mostre Impressionismo e modernità e Mind the Gap, il sindaco Alberto Felice De Toni e l’assessore alla Cultura Federico Pirone; seduta tra il pubblico, Vania Gransinigh, direttrice di Casa Cavazzini.
«La riunione di redazione aperta – ha detto il primo cittadino – è l’applicazione pratica del concetto di partecipazione, che, come cantava Gaber, è sinonimo di democrazia».

A richiamare il tema dell’importanza della qualità, nella politica come nel giornalismo, è stato invece Pirone, «grato a un giornale che è la voce del territorio, pungolo per migliorare la comunità e rappresentazione del Friuli». L’affezione del pubblico al quotidiano, del resto, è stata dimostrata dall’ampia partecipazione all’incontro, che ha visto coinvolte, peraltro, diverse istituzioni, tra cui il consigliere regionale Massimiliano Pozzo e i consiglieri comunali Gianni Croatto e Antonella Gatta, ma anche Guido de Michielis, presidente dell’associazione 50 & più, Giuseppe Gioffrè, alla guida dell’Ail, e Luisella Bellinaso, presidente di Soroptimist Udine.
I temi
Il microfono è passato di mano in mano, dando voce ai giornalisti che coordinano le diverse sezioni del quotidiano. Se il caporedattore centrale Antonio Bacci e la sua vice Anna Buttazzoni hanno mostrato “il timone”, ossia l’elenco delle pagine assegnate a ogni settore, i capiservizio o loro delegati– Marco Ceci per il web, Luana de Francisco per la cronaca, Viviana Zamarian per la provincia, Oscar d’Agostino per la cultura e, da Pordenone, Enri Lisetto e Martina Milia – hanno poi annunciato le notizie di giornata, dando vita alla consueta (e piuttosto animata) discussione, volta a stabilire priorità e posizione degli articoli.
«Questo è il momento in cui ci contendiamo le pagine» hanno scherzato i giornalisti. Si è organizzato il lavoro in diretta, mostrando, senza filtri, il dietro le quinte del processo che ogni giorno porta a confezionare il Messaggero Veneto.
Il ruolo delle lettere
Ampio spazio anche alle curiosità dei lettori presenti alla riunione, che hanno potuto dialogare con i giornalisti: tra le questioni emerse, quella delle lettere al direttore. Oliviero Paoletti, che spesso interagisce con il quotidiano, citando la discussione innescata da un suo intervento sull’eccidio di Porzûs, ha chiesto spiegazioni sulla scelta di interrompere lo scambio epistolare tra lui e un altro lettore: «Riceviamo ogni giorno decine di interventi – ha risposto Mosanghini – e ne siamo felicissimi, ma su alcuni temi d’interesse storico, molto delicati, scegliamo la cautela».
Idem dicasi per gli argomenti sanitari: la domanda di Giuseppe Gioffrè è stata il pretesto per ricordare come spesso il giornale assuma un ruolo sociale, portando a risolvere, o almeno a prendere in considerazione, casi di mala sanità o disservizi.
Tra carta e digitale
«Abito in un piccolo paese vicino a Gonars – ha osservato Lorenzo Marcolini – e ogni giorno percorro tre chilometri per raggiungere un’edicola e poter comprare il giornale».
La progressiva scomparsa del supporto cartaceo, e di conseguenza la diminuzione delle edicole sul territorio, se da un lato rappresenta un tema di discussione, dall’altro è uno sprone per guardare al digitale. «Le notizie online sono più immediate – ha commentato Luisella Bellinaso – ma non mi trasmettono la stessa autorevolezza di quelle su carta»: eppure, sono verificate e scritte «con la stessa cura», ha risposto Mosanghini, «da colleghi professionisti che rappresentano un “brand” con 80 anni di vita».
Ai e responsabilità
Di fronte alla tecnologia e all’Intelligenza artificiale (in inglese Artificial Intelligence, AI) «non siamo sordi»: la sollecitazione di Davide Babisutti ha dato il via a un ragionamento finale su un tema urgente: «I giornali locali hanno ancora il vantaggio di essere aggrappati al territorio – ha osservato Mosanghini – ma anche noi stiamo cambiando lo sguardo, facendo lavorare in sinergia la carta e il digitale». Con attenzione, sempre, al discorso della responsabilità, questione sollevata da Gianni Lerussi, «che riguarda tanto il direttore quanto il giornalista che scrive la notizia». —
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