Rimborsi spese, l’Ass 6 perde la causa coi medici

Pordenone, il giudice del lavoro: illegittimo il prelievo per gli affitti degli studi professionali. La mancata proroga delle convenzioni per le Utap al centro del contenzioso

PORDENONE. Il giudice dà ragione ai medici: illegittime le trattenute praticate dall’Ass 6. E’ arrivato a sentenza ieri il procedimento avviato davanti al giudice del lavoro del tribunale di Pordenone su richiesta di 14 medici della provincia (Sacile, Prata, Spilimbergo) con cui contestavano la decisione unilaterale dell’Ass 6 di farsi rimborsare le spese di affitto dei locali - di proprietà pubblica - assegnati ai professionisti che avevano istituito le Utap.

La vicenda risale al 2008 quando, sulla base di un accordo tra le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale e l’Ass 6, all’epoca guidata da Nicola Delli Quadri, venne definito un accordo innovativo che consentiva alla provincia di istituire, per prima, le Unità territoriali di cure primarie.

Sulla base di quell’intesa, ai medici che lasciavano il proprio studio personale per costituire un’associazione e anche un servizio continuativo sulle 12 ore, l’Ass 6 metteva a disposizione i locali. Le Utap, nel volgere di poco, sono diventate un punto di riferimento per le diverse comunità, a partire da Maniago e Montereale, protagonisti della sperimentazione, per passare a Sacile e a Spilimbergo, ma anche a Prata, Brugnera.

Due anni dopo le parti non trovarono le condizioni per rinnovare l’intesa che rimase congelata. Con l’arrivo di Giuseppe Tonutti alla guida dell’Ass 6, al di là dell’intesa sulle associazioni - ancora latitante - l’azienda decise di farsi rimborsare la quota parte di spese sostenute per ospitare gli studi associati nei locali di proprietà: 552 euro il valore del canone mensile di locazione a cui l’Ass 6 ha sommato altri 552 per gli arretrati, e dall’anno scorso ha iniziato a trattenere, dagli emolumenti che versa ai medici in convenzione per la loro attività, mille e 44 euro mensili.

Una decisione contestata dai sindacati dei medici - la Fimmg aveva proclamato immediatamente la rottura delle relazioni sindacali - che hanno deciso di adire le vie legali. In mano i professionisti avevano l’accordo stipulato sempre con l’Ass 6, sia pure con un diverso direttore generale, che prevedeva la durata della convenzione in almeno 10 anni.

Del resto - avevano spiegato i medici - non è che potevamo smantellare gli studi professionali per una “prova” di qualche mese. Ieri il giudice ha dato ragione ai medici di medicina generale ai quali la Ass 6 dovrà restituire le trattenute.

«Questa sentenza - è il commento di Rosario Magazzù, segretario provinciale della Fimmg - al di là della vicenda in sè, mi pare sia un segnale rispetto alla riorganizzazione dei servizi sul territorio. Segnale che mi auguro venga colto sia dall’Ass 6 che dalla Regione, avviando un confronto serio con la medicina generale finalizzato ad un unico obiettivo: garantire un servizio sempre migliore ai cittadini».

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