Righetti: «Ho aiutato ragazzi e mi ritrovo accusato di truffa»

Dai rapporti con Oms e Onu all’appalto contestato a Tarvisio. Parla lo psichiatra «Superate le ispezioni ministeriali e spuntano i Nas a casa della mia ex moglie»

Due mondi. Due istantanee completamente differenti su quanto avvenuto, dal 2017 a oggi, fra Tarvisio e Pordenone nel settore dell’accoglienza ai minori.

Da una parte la procura della Repubblica di Udine, che accusa cinque persone e, per la parte amministrativa, due aziende, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, oltre 3 milioni di euro, e concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente in ordine alla gara d’appalto del Comune di Tarvisio, risalente a tre anni fa.

Dall’altra il fronte degli indagati, fra cui spicca il nome di Angelo Righetti, psichiatra pordenonese già collaboratore di Oms e Onu nonché di Franco Basaglia, Franca Ongaro e Terzina Hrayr nella preparazione della legge che ha portò alla chiusura dei manicomi.

La procura ritiene che l’appalto sia stato pilotato a beneficio della cooperativa Impresa a rete, presieduta da Righetti. Dall’altra il professionista si ritiene estraneo alle accuse e ha accettato di condividere la sua verità col Messaggero Veneto.

«Questa accusa mi ha disturbato molto – ha ammesso –. Ho saputo dell’inchiesta perché domenica scorsa i Nas si sono presentati a casa della mia ex moglie, dove sono domiciliato, per una perquisizione. Io ero fuori, sono caduto dalle nuvole. Mi hanno convocato a Udine e mi è stata consegnata la notifica delle accusa. Da quanto ho capito ritengono che i due commissari preposti all’assegnazione dell’appalto, che non era un appalto ma una gara di evidenza pubblica, fossero stati consigliati da noi in quanto ritenuti miei amici al Comune di Tarvisio. Ma a parte il fatto che i commissari li nomina il Comune e non io, c’è un vizio di fondo: questo progetto è stato prima concordato con il Comune e poi presentato, come previsto dalla legge 328 del 2000, quale esempio di coprogettazioni tra Comuni e terzo settore. Abbiamo agito in ossequio alle leggi vigenti».

La situazione, in quel periodo, ha ricordato Righetti non era semplice. «C’erano centinaia di ragazzi extracomunitari a Tarvisio, che è un po’ l’hub dell’Est. La nostra proposta veniva a fagiolo, aiutava il Comune, oberato da una quantità notevolissima di ragazzi che non sapeva dove mettere. Il nostro progetto si chiama va “La favola di Pollicino”. Era il progetto del buon ritorno. L’obiettivo era aiutare questi ragazzi ad apprendere un mestiere confacente al fabbisogno del loro luogo di origine e proporre a loro e alle ditte italiane interessate, o che già lavorano in centro Africa, di prendere questi lavoratori nella propria compagine sociale. Se un ragazzo ha la possibilità di avere di che mangiare e vivere nel proprio luogo ci torna molto volentieri».

Questo lo scenario. Ma i rapporti col Comune di Tarvisio? «Se c’è un Comune esageratamente corretto e preciso, a parte il fatto che ci sono andato sono due volte, è quello di Tarvisio. Alla gara ha partecipato un solo concorrente, noi, e non ero personalmente nemmeno d’accordo perché venivano dati 50 euro al giorno, quando per un minore se ne prendono normalmente 78-80. Per questo nessun altro ha partecipato. Ma siamo in una cooperativa e ho ascoltato il gruppo. Abbiamo passato ogni ispezione ministeriale, con i complimenti degli incaricati, nell’autunno 2018 e nella primavera 2019, il mio progetto è arrivato terzo in Italia e mi ritrovo invischiato in questa situazione. Sono amareggiato, ma non perdo la fiducia». —

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