Rifiuti, si dimette il consulente della Gava

Il responsabile della comunicazione di Sesa Fabrizio Ghedin lascia l’incarico di consulente del governo per la sottosegretaria all’ambiente Vannia Gava (40 mila euro di compenso pubblico) dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica della testata online Fanpage sul business del compost in Veneto. Quest’ultima vede coinvolta pure Sesa, uno dei più grandi impianti di compostaggio d’Europa (90 milioni di fatturato e ricavi oltre gli 8 milioni). «Ragioni di opportunità» alla base della scelta, che la leghista Gava ha accettato.
E mentre la guardia di finanza a Padova ha avviato un’indagine, sulla quale mantiene il più assoluto riserbo, Ghedin ha messo in evidenza il fatto che lui è un libero professionista e sia per Sesa (e in base alle necessità per Bioman, Snua e altre società) sia per il Governo svolgeva il ruolo di consulente. «Sono convinto di avere operato in maniera corretta: so qual è la verità e la sanno anche i giornalisti di Fanpage – ha detto –. In breve tempo la realtà verrà a galla. Visto che, nell’ambito di questa vicenda, il mio nome, legato a quello di Gava, che ringrazio per la proficua collaborazione, poteva generare imbarazzo, peraltro per questioni che nulla hanno a che vedere col nostro rapporto, ho preferito rinunciare all’incarico. D’altronde il mio ruolo era di supporto, non di metterle il bastone tra le ruote. I due incarichi, comunque, hanno un punto comune: credere nell’economia circolare».
Gava ha apprezzato «l’onestà di Ghedin. Una correttezza encomiabile – ha commentato –. Ghedin mi ha subito informata della pubblicazione dell’inchiesta e ha poi rassegnato le dimissioni». Ma perché optare per Ghedin nel ruolo di consulente della comunicazione, visto che il suo nome è legato a Sesa, quando sul mercato c’erano altre persone che avrebbero potuto ricoprire il medesimo incarico? «La verità – ha risposto Gava – è che stavo cercando una persona che non curasse la comunicazione politica, ma che fosse preparata in materia ambientale e soprattutto sull’economia circolare, tema in cui credo, così come in quello della valorizzazione dei rifiuti. Essendo del settore, ho considerato il fatto che Ghedin lavorasse in Sesa, un valore aggiunto, una risorsa e non un ostacolo».
Entrambi, insomma, non ravvisano conflitti d’interessi. Ma cosa è stato denunciato dall’inchiesta di Fanpage? Il gruppo di giornalisti, che lavorava sul business milionario del compost in Veneto, ha documentato di essere stato avvicinato da Ghedin che, in un incontro con la direzione del giornale, aveva proposto un investimento pubblicitario da 300 mila euro chiedendo, però, di controllare i contenuti dell’inchiesta. All’incontro aveva partecipato anche il socio privato di Sesa, Angelo Mandato, a capo di un impero di società attive nel settore dei rifiuti, tra cui Bioman di Maniago, e che ha legami pure con Snua.
«Non abbiamo mai chiesto di non fare l’inchiesta, ma di poter vagliare il materiale prima delle pubblicazione, vista la delicatezza del tema, e di ricevere un preventivo per una campagna informativa – si è difesa l’azienda –. Oggi, tra l’altro, abbiamo scoperto che il laboratorio che ha eseguito per Fanpage le analisi sul compost non è accreditato per l’indagine sui fertilizzanti». —
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