Restaurata un’opera sacra risalente al Settecento e restituità alla comunità



Il paese ha ritrovato le radici storiche e di fede con lo scoprimento di un’opera sacra settecentesca di cui si è concluso il restauro. La benedizione impartita dall’arciprete, monsignor Giuseppe Faidutti, ha sottolineato in modo semplice e profondo il legame tra la comunità che quel capolavoro volle, 300 anni fa, e l’odierna volontà di conservarlo e valorizzarlo. Si tratta di un San Giuseppe morente, ricollocato dopo 8 mesi di lavoro certosino sull’altare del santo, nella chiesa della Santissima Trinità. È la seconda pala riportata all’originario splendore in 3 anni e fa seguito al restauro degli affreschi murari finito nel 2011, lavori compiuti sotto l’egida della Soprintendenza. «Così si completa – dice il parroco – il recupero di un bene artistico e un meraviglioso luogo di culto che ha rischiato più volte di andare perduto».

Per meglio capire l’affermazione di don Giuseppe, va ripercorsa la storia della chiesa della Trinità, in piazza di fronte al municipio che rappresenta l’altro polo, quello civile, della comunità. Consacrata nel 1652 dal patriarca di Aquileia Marco Gradenigo e ristrutturata nel 1700, è ora la vera parrocchiale; fu mandata in disuso a lungo dopo la costruzione del duomo, più recente, e subì i danni della Grande guerra. Riconsacrata del 1971, è tornata a essere “la chiesa” dove si svolge la vita religiosa più intima e collettiva, lasciando ruolo al duomo soprattutto per le grandi occasioni. Chiara in questi anni la volontà, di arciprete e consiglio parrocchiale, di ridare al sobrio e solenne edificio il più possibile le caratteristiche originarie.

I due restauri sono stati sostenuti dalla Fondazione Friuli e affidati all’esperta Francesca Fontana con studio a Codroipo. Il primo, ricollocato nel 2016, ha riguardato una pala d’altare del 1753, una Crocifissione dell’artista udinese Giovanni Domenico Ruggeri, che era finita, dopo lo spostamento in duomo del relativo altare, nella cappella delle suore. Si deve sempre a Fontana l’ultima opera ripristinata, il Transito di San Giuseppe, firmata dal francese Pietro Bainville nel 1729. L’intervento – spiega la professionista – è stato piuttosto impegnativo perché l’opera era stata malamente rimaneggiata soprattutto nella parte inferiore dal pittore GioBatta Badino nel 1912. È possibile che la ridipintura si fosse resa necessaria a causa dell’umidità, che forse avrà avariato parti delle figure di San Francesco da Paola e della Madonna, ma in particolare la base del quadro con le anime del Purgatorio tra le fiamme. Il dipinto è stato ripulito delle mani di vernice successive e integrato in maniera filologica.

Importanti anche le donazioni di privati. —



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