Residenti sotto quota 10 mila Cumò detta le linee d’azione

Tanja Ariis

/ TOLMEZZO

Il 2021 sarà ricordato come l’anno in cui Tolmezzo ha perso la quota di 10 mila abitanti: al 31 marzo infatti toccava i 9.969 residenti, al 30 settembre 9.942, perdendo dal 2011 ben 717 abitanti. Per Cumò, gruppo di 19 giovani amministratori comunali carnici, è tempo di affrontare il calo demografico di Tolmezzo assieme a quello della Carnia e così individua alcuni fronti su cui intervenire. Chiede di puntare assieme su politiche abitative, incentivi per giovani, lavoro, connessioni internet veloci, polo universitario della montagna e recupero edilizio. «Come giovani amministratori impegnati a favore della nostra terra e di essa innamorati – affermano l’assessore tolmezzino Marco Craighero e il vicesindaco di Paluzza, Luca Scrignaro – ci siamo da tempo messi in gioco con l’intento di stimolare prese di posizione, idee e decisioni che possano rimettere al centro lo sviluppo della montagna. Tolmezzo per anni – analizzano – ha scongiurato il calo demografico anche assorbendo coloro che si spostavano dai paesi, ma con ogni evidenza questo schema non poteva protrarsi a lungo. È giusto che Tolmezzo ragioni sulle misure che può mettere in campo, ma è fondamentale ampliare la visuale. L’assunto per cui “Tolmezzo ha bisogno della Carnia e la Carnia ha bisogno di Tolmezzo” è il punto cardine per ragionare lucidamente. Serve un ruolo di primo piano della Comunità di montagna, unita ad azioni sinergiche delle singole amministrazioni, che riprendano fortemente in mano le politiche abitative e incentivino nuove residenzialità e lavorando nella direzione di sgravi fiscali e agevolazioni per giovani residenti e giovani coppie». Centrale il tema del lavoro e serve una rete, aggiungono, «tra amministrazioni, magari col coordinamento dell’ente sovracomunale, per sostenere le imprese e offrire formazione e consulenza qualificante per gli imprenditori». Imprescindibile, proseguono, la connettività con nuove opportunità riferite al telelavoro e a spazi condivisi per il lavoro digitale e le nuove professioni. Spazi di co-working innovativi e attrattivi e un piano per lo smart working «che permetta anche a chi lavora fuori ma risiede qui di non dover abbandonare forzatamente la nostra terra». Fondamentale, segnalano, è l’attrattività della scuola. Vogliono inoltre rilanciare con forza l’idea di un polo universitario della montagna. Prospettano una nuova impronta urbanistica e il recupero del patrimonio edilizio. « Una riflessione – aggiungono – va infine certamente impostata sul tema delle filiere produttive locali, sostenendo così l’economia locale in diverse fasi, puntando su qualità, biodiversità e di conseguenza occupazione». —

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