Regali di lusso ai manager per “piazzare” i diamanti

UDINE. Reperti archeologici e buoni per soggiorni extralusso. Così la Intermarket diamond business (Idb) lisciava i top manager delle banche per accedere al loro “portafoglio” clienti e piazzare diamanti a prezzi gonfiati. A svelarlo è stato Report, il programma di Rai 3 che dopo aver sollevato il caso nel 2016 dando il via all’indagine della Procura di Milano, ieri sera è tornato sullo scandalo, costato una fortuna a decine di migliaia di risparmiatori, anche friulani, indotti all’acquisto delle gemme a prezzi nettamente superiori rispetto al valore reale.
Stavolta l’attenzione dei giornalisti Rai si è concentrata su alcuni documenti rinvenuti in un pc di Idb, una delle due società (l’altra è la Dpi, Diamond private investment) che vendeva i diamanti con l’intermediazione di Bpm, Banca Aletti, Unicredit, Banca Intesa e Mps. File che scottano: dentro, i nomi dei dirigenti – una ventina, ai più alti livelli di Unicredit e Gruppo Banco Bpm – che avrebbero ricevuto regali dalle due società.
Come Federico Ghizzoni, già amministratore delegato di Unicredit: da Idb avrebbe avuto in dono una lucerna in bronzo d’epoca romana e una scultura della Magna Grecia raffigurante una pantera. O come Gabriele Piccini, presidente di Unicredit fino a luglio 2016. A lui la società avrebbe “consegnato a mano” un vasetto in alabastro etrusco-corinzio e un busto femminile di Palmira.
Non bastasse, Idb ha rincarato la dose con soggiorni di lusso. Ad esempio a Ghizzoni, cui oltre ai reperti sarebbero stati recapitati un buono per due notti con pensione completa all’Abano Ritz hotel con tanto di trattamento spa, massaggio ayurveda, impacco di fango demineralizzante e bagno termale in aromaterapia. Chi ha risposto alla chiamata dei giornalisti di Report come Piccini (non Ghizzoni) ha smentito d’aver goduto di soggiorni o d’aver ricevuto reperti in dono.
Lo aveva già fatto a marzo il friulano Pietro Gaspardo, ex responsabile Pianificazione e marketing di Bmp (finito a sua volta nel mirino dei magistrati di Milano) quando l’aveva investito l’ombra delle regalie: «Non ho mai ricevuto alcun regalo da Idb – aveva dichiarato Garpardo –, men che meno un bene archeologico nel dicembre del 2016 per cui non esiterò a querelare il responsabile di tale falsa notizia».
Nel frattempo, mentre l’attività d’indagine prosegue (la Procura ha presentato richiesta di proroga), Gaspardo ha impugnato il licenziamento deciso dalla banca lo scorso febbraio. «Era stato l’unico a non essersi dimesso per giusta causa – spiega il suo difensore, avvocato Maurizio Miculan –. Una scelta coerente, a dimostrazione della differenza che corre tra la nostra e le altre posizioni».
In tesi accusatoria, le società inducevano i clienti in errore consigliandoli ad acquistare diamanti quale forma di investimento, alla stregua di beni rifugio, scucendo un prezzo del doppio più alto rispetto alle quotazioni del listino internazionale. Prezzi gonfiati tali da produrre ingiusti profitti per 149 milioni euro a Idb, 84 milioni a Bpm e almeno 32 milioni a Unicredit.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









