Referti medici non ritirati Scatta la caccia ai morosi

L’azienda sanitaria ha fatto partire una serie di missive per recuperare i crediti Pazienti imbufaliti in fila all’Urp: “conto” di 350 euro a un’anziana per un esame
Di Vincenzo Compagnone

Si era sottoposta a un esame clinico al San Giovanni di Dio nel 2014. Poi però si era scordata di andare al Cup a ritirare il risultato e ora si è vista recapitare a casa dall’Azienda sanitaria una raccomandata in cui le si addebita l’intero costo della prestazione, 350 euro (per inciso: all’incirca la metà della pensione) quando, a suo tempo, avrebbe pagato soltanto un ticket di una cinquantina di euro. Immaginabile e, del tutto comprensibile, lo scoramento della donna in questione, della quale abbiamo raccolto ieri lo sfogo.

Ma questo, a quanto pare, non è neanche il più eclatante di una serie di casi che stanno “intasando” da alcuni giorni, l’Ufficio pubbliche relazioni dell’Ass Bassa Friulana-Isontina, al quale si è rivolta la signora di cui sopra. L’azienda ha fatto partire una serie di missive di recupero crediti per il mancato ritiro dei referti relativi a esami di vario tipo entro il termine prestabilito di trenta giorni. Poiché le prestazioni in parola risalgono, almeno per ora, tutte a due anni fa, è probabile che sia stato effettuato un capillare monitoraggio dal 2014 ai giorni nostri per “pizzicare” gli inadempienti. Le somme delle quali viene richiesto il pagamento, come detto, sono peraltro alquanto elevate, e il paradosso è che a sborsarle sono stati invitati perfino i pazienti esenti dal ticket.

Formalmente, non c’è nulla da eccepire. L’errore è di chi non ha ritirato, a suo tempo, i responsi di analisi e prestazioni specialistiche. Tuttavia l’entità della sanzione con la quale si colpisce gli “sgarri” appare spropositata. E, soprattutto, ci si chiede: tempo addietro, poco dopo lo scadere dei trenta giorni (per inciso: è capitato anche a chi scrive) l’Azienda faceva recapitare a coloro che non avevano ancora provveduto a ritirare il referto una lettera in cui li si esortava a mettersi in regola, pena – appunto – il pagamento integrale dell’esame. Nei casi individuati ora dall’Azienda, queste “lettere di cortesia”, o avvisi che dir si voglia, sono state inviate a suo tempo o no? Possibile che tanti pazienti, pur avendo ricevuto il sollecito, non si siano presentati al Cup correndo quindi il rischio di incorrere ora in un autentico salasso? Altra domanda: non sarebbe stato comunque il caso, nell’incertezza, di spedire una lettera per notificare la giacenza prima di procedere con il recupero crediti?

Questione di metodo, insomma, ferma restando la legittimità dell’iniziativa aziendale (l’Ass potrebbe essere accusata di danno erariale se non provvedesse in tal senso).

Va detto che addirittura a partire dalla Finanziaria del 1992 sono state emanate direttive nazionali secondo le quali i cittadini che non avessero ritirato i risultati di visite o esami diagnostici e di laboratorio entro i termini prescritti sarebbero stati tenuti al pagamento per intero della prestazione usufruita. Spetta poi alle Ass stabilire le modalità tecnico-operative per il recupero dei costi delle prestazioni erogate e non “ritirate”. Questi provvedimenti vanno letti nel contesto di tutte le azioni dirette a contrastare l’inappropriato ricorso alle prestazioni sanitarie.

In parole povere, il ragionamento che ne sta alla base è questo: “Se tu, utente, non ti prendi la briga di venire a prendere il risultato dei tuoi esami, vuol dire che non ne avevi bisogno. Ma, come spieghiamo nel box a parte, non sempre è così…

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