Recuperato a Lestans un rifugio antiaereo della seconda guerra

I volontari della Somsi hanno riscoperto e pulito il tunnel. Era utilizzato dai tedeschi assieme alla pista per i ricognitori

SEQUALS. Per anni a Lestans si è parlato di un vecchio rifugio, scavato nel terreno, che serviva come riparo dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Poi, alla fine del conflitto, venne abbandonato e con il tempo dimenticato, ricoperto dalla terra e dal manto erboso.

Ora, quel rifugio ubicato in prossimità della zona artigianale è tornato alla luce, grazie ai volontari della Società operaia di Lestans, sodalizio presieduto da Giacomo Bortuzzo i cui soci non sono nuovi a questo genere di iniziative, affiancando alle attività sociali a sostegno della comunità, il recupero del patrimonio storico.

«Agli inizi della seconda guerra mondiale nella piana detta Le Regonazze, a Lestans, veniva costruita dai tedeschi, tramite la Todt, l’organizzazione di lavoro tedesca finalizzata alla costruzione di opere difensive, una pista per atterraggi e decolli di aerei leggeri impegnati nel conflitto», spiega Bortuzzo.

«Sul fronte pista, negli stessi anni, fu costruito un piccolo rifugio antiaereo (si tratta di un piccolo tunnel lungo meno di una decina di metri e molto stretto, visto che è possibile solo starvi in piedi) ancora esistente, ma per decenni rimasto avvolto da arbusti e in stato di completo abbandono», prosegue l’ex primo cittadino di Sequals.

Le stanze della paura che salvavano la vita

Bortuzzo precisa che il rifugio serviva da riparo per i militari tedeschi che gestivano la pista di atterraggio e decollo per i caccia di ricognizione Messerscshmitt Me 210 (pesante bimotore ad ala bassa prodotto dalla tedesca Messerschsmitt Ag negli anni ’40 ed impiegato principalmente dalla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale).

I volontari della Somsi hanno provveduto a pulizia e manutenzione del sito per la sua conservazione, bonificandolo dai rifiuti che nel corso degli anni vi erano stati abbandonati all’interno e, per quanto possibile, restaurandolo e circoscrivendo l’area in modo da renderla ben visibile quale testimonianza di un tragico periodo del XX secolo che, ovviamente, non lasciò indenne nemmeno la comunità sequalsese.

Di testimonianze dirette su quanto avvenne oltre 70 anni fa in quel rifugio, a dire il vero, non ce ne sono molte, essendo cronache e racconti popolari piuttosto avari di informazioni rispetto alle occasioni in cui quel “bunker” venne utilizzato.

È facile comunque ipotizzare, vista la vicinanza con la Base di Aviano – oggi concesso agli Usa, ma storicamente uno dei più vecchi aeroporti militari italiani adibito durante la seconda guerra mondiale a base aerea dai tedeschi – che quella di Lestans potesse essere una pista di supporto secondaria alla stessa Base. Chi volesse visitare il sito può contattare la Somsi di Lestans attraverso la sua pagina Facebook.

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