Rabbia tra i parlamentari: «Al-Sisi non può mentire». Alfano: "L'alleanza con l'Egitto ci aiuta"

UDINE. Rabbia, dolore e sgomento. Il mondo politico italiano ha reagito molto duramente alla notizia della morte di Giulio Regeni. Stringendosi attorno alla famiglia di Fiumicello, ma anche esprimendosi con un minimo comune denominatore: la richiesta all’Egitto di fare assoluta chiarezza su come, e soprattutto capirne le motivazioni, il corpo di un cittadino italiano di 28 anni sia stato trovato privo di vita ai bordi di un’autostrada dopo dieci giorni dalla sua scomparsa.
«L’alleanza con l’Egitto, i nostri consolidati buoni rapporti con l’Egitto spero che aiutino la verità: noi abbiamo un solo obiettivo, la verità, e puntiamo tutto su questo». Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervistato da «Agorà» su Raitre parla della morte dello studente Giulio Regeni. «Stanno patendo in queste ore delle nostre squadre di investigatori che andranno lì per cooperare con la polizia egiziana - conferma il ministro - abbiamo chiesto la massima cooperazione ad Al Sisi e sono convinto che non si sottrarrà all’obbligo di cooperazione: perchè lo sdegno, la rabbia per quello che è successo a Giulio non può limitarsi ad essere tale, deve tradursi nello sforzo della verità, nell’ottenere la verità».
Quanto ad un’eventuale richiesta di estradizione, «tutte le procedure dovrebbero essere attivate - assicura Alfano - perchè la giustizia sia severa e senza indulgenza nei confronti di chi ha realizzato tutto questo; ci sono trattati bilaterali, bisogna vedere che cosa c’è scritto in quello tra Italia e Egitto ma certamente l’interesse della giustizia italiana sarà forte».
Perchè non è accettabile, e non può esserlo in tutto l’Occidente, che un ragazzo salga su un treno della metropolitana e venga ritrovato, quasi due settimane dopo, morto e con evidenti segni di tortura. Non ci sono rapporti bilaterali che tengano e l’Egitto di al-Sisi ha il dovere di non nascondere la verità, qualsiasi essa sia.
«Vogliamo chiarezza sull’uccisione di Giulio Regeni – ha detto Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato – perchè stanno già emergendo tra le autorità locali valutazioni contrastanti. Gli stretti rapporti tra Italia ed Egitto non consentono l’esistenza di zone d’ombra». Una richiesta, quella dell’ex presidente della Camera, fatta immediatamente propria dal Pd.
«Sono addolorata dalla morte di Giulio Regeni – ha spiegato la deputata “dem” Lia Quartapelle –. Senza retorica, Giulio era uno dei tanti ragazzi europei che, con i loro studi puntuali e appassionati aiutano l’Europa a capire il mondo e il mondo a capire l’Europa. Non sappiamo ancora quello che è successo a Giulio. Il ministro Gentiloni ha chiesto fermamente che le autorità egiziane garantiscano piena luce su quanto è accaduto anche attraverso un’indagine congiunta. Il gruppo del Pd a Montecitorio si associa completamente a questa posizione.
Dobbiamo capire cosa sia accaduto, lo dobbiamo a Giulio, alla sua curiosità, al suo interesse per l’Egitto, alla sua famiglia e ai tanti ragazzi che studiano in Paesi diversi e che ci aiutano a tenere le porte aperte verso mondi e culture». A Quartapelle, poi, si è unito il senatore della nostra regione Carlo Pegorer.
«Il Senato ha osservato un minuto di silenzio per la tragica morte di Giulio Regeni – ha ricordato –. Mi unisco alle parole espresse dalla presidenza e al cordoglio che l’Aula ha voluto esprimere alla famiglia. È sempre estremamente doloroso vedere una giovane vita spezzata e lo è ancor di più quando questa vita è stata dedicata con passione alla conoscenza, come nel caso di Giulio Regeni. Mi auguro che le autorità competenti facciano al più presto piena luce su quanto accaduto in modo da rendere verità e giustizia alla famiglia e alla comunità di Fiumicello, di cui Giulio Regeni era parte».
E da Bruxelles, sempre in casa democratica, arrivano le parole dell’europarlamentare friulana Isabella De Monte. «Davanti a un vicenda così drammatica – ha scritto in una nota –, che ha colpito un giovane della nostra comunità regionale, non si può che restare attoniti. Alla famiglia, ai cari di Giulio e alla comunità di Fiumicello esprimo profondo cordoglio e vicinanza».
Secondo De Monte siccome «la scomparsa di Regeni è avvenuta in circostanza apparentemente violente e ancora tutte da chiarire» l’auspicio è che «venga fatta luce al più presto, per accertare celermente ogni aspetto della vicenda e ogni responsabilità». Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, quindi, si è limitata ad un “cinguettio”– «Profondamente dispiaciuta per la scomparsa di Giulio Regeni, esprimo tutta la mia vicinanza alla sua famiglia» –, mentre a chiedere nuovamente giustizia per questo caso ci ha pensato l’alfaniano Fabrizio Cicchitto.
«Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà alla famiglia Regeni – ha detto –, ci auguriamo che sia fatta piena luce su questo terribile omicidio anche perchè diverse versioni sull’esistenza o meno di torture sul suo corpo suscitano le più forti perplessità e inquietudini e richiedono che, come ha affermato il nostro ministero degli Esteri, esperti italiani siano associati alle indagini. Proprio perchè siamo amici dell’Egitto deve essere diradata a tutti i costi ogni ombra sulle circostanze in cui questo omicidio è avvenuto».
Duri, infine, i commenti che arrivano dagli esponenti leghisti. L’onorevole Gianluca Pini, infatti, ha chiesto al Governo di «riferire domani mattina (oggi ndr) alla Camera», mentre il suo capogruppo, cioè il deputato triestino Massimiliano Fedriga ha ripetuto che «non possono essere ammesse reticenze, risposte fumose oppure ondivaghe dal Cairo». Secco, quindi, il giudizio del senatore Roberto Calderoli che si appella al Governo. «Palazzo Chigi e la Farnesina – ha tuonato – si facciano sentire, e si facciano sentire davvero, perchè un delitto di questa gravità non può restare impunito e senza una motivazione».
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