Quote latte, svolta friulana: il Tar annulla la maxi-multa

La richiesta di pagamento era giunta a un’azienda agricola a distanza di 18 anni

UDINE. A distanza di 18 anni, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) aveva intimato a un’azienda agricola della Bassa friulana di pagare 162.411 euro, di cui 45.691 per interessi moratori, in relazione alla campagna lattiera 2002-2003. A fronte delle irregolarità contestate sul rispetto delle quote latte, va detto, Agea aveva già fatto ricorso alla compensazione, bloccando contributi comunitari e Pac.

Ma per l’azienda di Emanuela Rigon, la più grande del Sangiorgino, che in quegli anni aveva una stalla da 250 mucche, di cui 130 da latte, non vi sarà più altro da pagare, visto che il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il suo ricorso, annullando l’intimazione di Agea stante l’illegittimità del criterio a fondamento dei calcoli adottati per l’operazione di compensazione/riassegnazione.

«Si tratta di un pronunciamento importante – fa notare l’avvocato Cesare Tapparo che assiste l’azienda –, la sentenza apre nuove prospettive per le aziende che hanno già subito ingiunzioni di pagamento, pignoramenti, accollandosi ipoteche devastanti per le loro attività: se ne contano alcune decine nella nostra regione, ma a livello nazionale sono più di 400 le imprese agricole stritolate da questo meccanismo che ha registrato anche qualche suicidio. Questa è una delle prime sentenze che entra nel merito della fondatezza del prelievo – evidenzia il legale – vi sono già stati pronunciamenti che annullavano i provvedimenti impugnati, ma solo sulla base di vizi formali».

Lo Stato, dunque, sta procedendo alla riscossione delle multe latte non pagate, sebbene due sentenze della Corte di giustizia europea (la prima del 27 giugno, la seconda dell’11 settembre 2019) abbiano bocciato il calcolo delle multe latte comminate negli anni agli allevatori che hanno splafonato le quote (prelievi supplementari), chiedendone il ricalcolo per l’illegittimo metodo di compensazione adottato e il criterio, contrario alle disposizioni dell’Unione europea, con cui sono state riassegnate ai produttori le quote non ripartite.

Alle due pronunce della massima assise giudiziaria europea, si è aggiunta quella del Consiglio di Stato il quale ha annullato i prelievi supplementari comminati a molti allevatori che non hanno pagato il dovuto presentando, invece, ricorso.

Il nuovo orientamento giurisprudenziale del Tar friulano si inquadra, dunque, nel solco della prima sentenza del Consiglio di Stato che faceva sue le motivazioni con cui la Corte di giustizia europea bocciava il metodo di compensazione scelto dall’Italia per riassegnare le quote inutilizzate, assegnate con criteri privilegiati ad alcune categorie. Sono così venuti a mancare i presupposti per l’imposizione di multe milionarie agli allevatori che hanno prodotto più latte. Va in questo senso la conclusione cui è giunto il Gip del Tribunale di Roma, Paola Di Nicola che, dopo un’intensa attività investigativa, ha archiviato i procedimenti penali a causa dell’impossibilità di individuare responsabilità personali, dopo aver concluso che i dati posti a fondamento del regime delle quote latte non erano veritieri, poiché fondati su autodichiarazioni, non di rado mendaci, e su un sistema di calcolo errato.

Malgrado ciò, fra gennaio e marzo di quest’anno, decine di ingiunzioni di pagamento sono state inviate alle aziende agricole friulane, «si tratta di richieste – commenta Tapparo – che si suppone continueranno ad arrivare nei prossimi mesi. Le notifiche riguardano atti esecutivi già esigibili che danno origine a pignoramenti e ad atti esecutivi nel caso non vengano saldate, ma si tratta di un prelievo illegittimo, come lo sono le compensazioni. Da qui, l’opportunità di proporre ricorso».

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