Quando il Friuli diventò più “stretto” L’arrivo della prima locomotiva a Casarsa

la storia
Nel giro di pochi mesi, 165 anni fa, il Friuli occidentale divenne di colpo più “stretto”: non ci fu nessuna modifica territoriale, ma di fruizione dello stesso spazio in minor tempo rispetto a prima grazie all’arrivo del treno.
Nell’aprile del 1855 fu ufficialmente inaugurato il tratto Treviso-Pordenone della linea Veneto-Illirica (che partiva da Venezia) e nel capoluogo ci fu una giornata di festa cittadina per l’arrivo della prima locomotiva a vapore. La “piccola Manchester” – così la città del Noncello era soprannominata per i numerosi opifici – entrava così nella modernità grazie all’invenzione simbolo della rivoluzione industriale.
Nell’ottobre successivo la tratta fu prolungata sino a Casarsa della Delizia, che poi, fino al 1860, quando finalmente si raggiunse Udine, rimase il capolinea delle strade ferrate friulane all’interno dei possedimenti asburgici.
Già, perché a portare la ferrovia nella Destra Tagliamento fu l’Impero austriaco attraverso il regno Lombardo Veneto che di esso faceva parte.
E a volere fortemente l’opera fu nientemeno che il feldmaresciallo Josef Radetzky, governatore del Lombardo Veneto: la ferrovia non era infatti solamente uno stimolo per i commerci, ma anche un formidabile mezzo militare per movimentare in breve tempo le truppe dal cuore dei territori imperiali verso il confine con il Regno di Sardegna che in quegli anni mirava apertamente a realizzare l’Unità d’Italia. A raccontare con la consueta dovizia di particolari e gran lavoro di ricerca l’intera vicenda dell’arrivo del treno nel Pordenonese è Romano Vecchiet, direttore della biblioteca civica Joppi di Udine, nel libro Casarsa e la ferrovia in Friuli 1836-1855, voluto dall’amministrazione comunale casarsese nel 2005.
Il 30 aprile 1855 la locomotiva Pordenone, fabbricata a Verona, arrivò nella città di cui portava il nome, dopo una sosta anche a Sacile, portando nei suoi vagoni il cavaliere di Gorzkowski, rappresentante del feldmaresciallo.
Ci fu una grandissima festa, pagata direttamente dallo Stato austriaco nonostante il Comune di Pordenone si fosse offerto di sostenerne le spese. Messa solenne, pranzo per 300 illustri invitati, illuminazione notturna con l’elettricità (altro grande progresso dell’epoca) e serata danzante.
I lavori procedevano spediti e già il 15 ottobre dello stesso anno il treno arrivò a Casarsa, che grazie a questo vide aumentare la sua importanza tanto da iniziare un costante aumento demografico. Restava da varcare il Tagliamento, perché il vero obiettivo era unire Venezia con Udine. L’Austria riuscì a completare l’opera nei cinque anni successivi, appena in tempo per vedersi sottratta la ferrovia dal neonato Regno d’Italia nella terza guerra d’Indipendenza del 1866.
E poco meno di 50 anni dopo, nel 1915, su quei binari transiteranno i soldati italiani diretti verso il fronte dell’Isonzo per combattere contro gli austriaci nella Grande guerra.
La ricerca di Vecchiet regala diversi particolari interessanti riguardanti l’arrivo del treno in Friuli occidentale.
Per esempio ci furono delle lagnanze da parte delle autorità locali circa l’utilizzo da parte dei costruttori della linea ferrata di manodopera proveniente dalla Lombardia, operai accusati di portare disordini nei paesi friulani e di togliere lavoro alla popolazione locale. Proteste a cui il governo austriaco non diede soddisfazione.
C’era poi il problema del ponte sul Meduna, dopo Pordenone verso Casarsa, che per un periodo fu a doppio utilizzo, sia per il traffico stradale (pedoni, cavalli e carrozze) che ferroviario, con relativi orari di regolamentazione e pedaggi da pagare. Nelle pagine viene anche ricordato il ruolo del giornalista e politico udinese Pacifico Valussi, che tanto si battè per l’arrivo della strada ferrata.–
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








