Qin Lan: «Alle mie amiche devo portare ragazzi italiani»

La protagonista del kolossal cinese a Udine: «Adoro “Il Padrino”, sono una dura» Il regista Lu Chuan: «L’America sempre più si offre per produrre i nostri film»
Di Gian Paolo Polesini
Udine 22 Aprile 2013 FEFF Copyright Petrussi Foto Press /turco
Udine 22 Aprile 2013 FEFF Copyright Petrussi Foto Press /turco

di Gian Paolo Polesini

Qin ci riporta nel divismo della naturalezza, senza la pompa magna occidentale - spesso è la sostanza a mancare davvero - e la spocchia tipica delle starlette amiche del botulino e dei maneggi col bisturi. Qin Lan, in Cina, ha una posizione attorale rilevante, seppure non sia una prezzemolina del cinema. «Valuto bene le scelte - ammette facendo uscire una vocina educata - e voglio essere certa del personaggio che interpreto. Questa mia lentezza non mi consente un ricco raccolto filmico. Ne ho girati soltanto quattro». Rivoltiamo la frittata, a suo favore. Il numero conta quanto un freezer in Norvegia, ovvero pochissimo. Se i cinesi l’adorano ci sarà un perché. La scarsa presenza di qualità vale ben più di una frequente partecipazione dozzinale. Da noi non è proprio così, purtroppo. Timida, avvolta da una gonna lunga e da un chiodo nero, segue con lo sguardo affettuoso il regista Lu Chuan, compagno di vita e il . suo regista dell’epico The Last Supper, visita accurata nell’antiquariato cinese fino alla creazione del tutto. Un volo di duemila anni. Chuan è cineasta con molta ciccia e poco fantasy. Ama raccontare ciò che esiste - il disastro ambientale - o ciò che è esistito, il massacro di Nanchino. «La storia l’ha sempre scritta chi ha vinto», dice. Anche da loro vale la stessa pessima legge europea. Giusto per capire, onorevole signor Lu, come funziona la censura nel suo Paese? Sappiamo di tempi cupi, adesso? «Consegni il copione e aspetti. Ha presente il pescatore in attesa di vedere la lenza tesa? Ecco, lei usi la stessa sensazione».

- Signorina Qin, quando iniziò l’avventura aveva un totem dell’ispirazione?

«Ho sempre adorato un’attrice: Meryl Streep».

- C’è un film che ha visto più e più volte?

«Certo, Il padrino».

- Scusi, sembra una ragazza così dolce e romantica, ci aspettavamo tutt’altro titolo..

«Sotto batte un cuore duro, anche se l’apparenza inganna».

- Come funziona lo star system da voi?

«Sono libera di fare shopping senza guardie del corpo. Il discorso cambia, invece, sulla casa. Le nostre sono molto protette, a differenza di quelle dei divi americani».

- Al mattino indossa il primo straccio che le capita oppure la scelta richiede studi approfonditi?

«Medito parecchio, ma non ne faccio una malattia. Mi piace vestire con ordine».

- Finora le sono capitati ruoli tosti. Uno più light lo accetterebbe?

«Non aspetto altro».

- Primo viaggio in Italia?

«Eh sì, ho scattato un sacco di foto. E poi devo fare un regalo alle mie amiche, una richiesta specifica: portare con me due ragazzi italiani. Imbattibili per bellezza».

- E delle nostre donne che ne pensa, mister Lu?

«Altrettanto affascinanti. Le migliori».

- Ci tolga una curiosità: quanto l’America del cinema è interessata alla Cina?

«Insistono molto per produrre i nostri film».

- Se la chiamassero a Hollywood?

«Be’, prenderei un aereo».

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