Profughi, Honsell a Roma: a rischio l’ordine pubblico
«Se non affrontate subito l’emergenza profughi l’ordine pubblico potrebbe essere a rischio». Ieri, a palazzo San Macuto, a Roma, di fronte al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, il sindaco, Furio Honsell, e l’assessore all’Inclusione sociale, Antonella Nonino, non hanno usato mezzi termini per descrivere la situazione kafkiana che da mesi sta affrontando il Comune per garantire un posto a centinaia di richiedenti asilo politico che arrivano via terra. Solo questa settimana hanno varcato le frontiere austriaca e slovena in 15. A Roma non conoscevano tutti i dettagli della questione e quindi, sottolinea il sindaco, «i componenti del Comitato, ai quali ho consegnato un documento, hanno manifestato parecchio interesse sulle nostre richieste».
Per risolvere l’annoso problema che, nei mesi scorsi, ha infastidito non poco i residenti in via Medici e in via del Vascello dove oltre un centinaio di richiedenti asilo politico viveva in condizioni disumane in uno stabile occupato abusivamente, il sindaco ha formalizzato una serie di proposte non senza ringraziare l’onorevole Giorgio Brandolin (Pd), che l’ha invitato a portare il caso Udine al Comitato Schengen.
L’audizione
Ricordato che da oltre 20 anni Udine svolge attività di accoglienza umanitaria e che dallo scorso anno gli arrivi via terra non si contano più, Honsell ha spiegato ai parlamentari più afferrati sull’operazione Mare nostrum piuttosto che sugli arrivi dei profughi via terra, che i richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dal Medio Oriente entrano in Italia dalle frontiere con l’Austria e la Slovenia e si fermano a Udine in quanto sede della questura più vicina al confine. Precisato che si tratta anche di persone allontanate da altri Paesi europei, Honsell ha sollevato il tema delle diverse interpretazioni del regolamento di Dublino. «Il Comune di Udine è stato lasciato solo a gestire questa emergenza in attesa che vengano assolte le pratiche dalla Commissione competente di Gorizia» ha aggiunto Honsell ricordando che per il rilascio o il diniego del permesso di soggiorno, generalmente, la Commissione di Gorizia impiega 18 mesi. E se il Comune non fosse stato ideatore e promotore del programma Aura la situazione sarebbe davvero ingestibile.
I punti critici
«La presenza dei profughi è stata strumentalizzata da più parti creando tensione e malcontento tra i cittadini» ha ribadito Honsell nell’evidenziare che i richiedenti asilo arrivati via terra non vengono gestiti unitamente ai profughi Mare nostrum e non possono essere impiegati in servizi di pubblica utilità. Vagano senza scopo in città. «Onorevoli parlamentari, il sistema dell’accoglienza è troppo frammentato. Nella gestione dell’emergenza via terra abbiamo registrato una costante resistenza da parte del ministero dell’Interno a riconoscere con tempestività la parità dei diritti rispetto agli immigrati arrivati via mare». Senza contare che i richiedenti asilo non possono essere impiegati in servizi di pubblica utilità.
Le proposte
Il sindaco sollecitato i parlamentari a non abbandonare i Comuni nella gestione di un problema nazionale e internazionale, sulla quale non hanno alcun controllo», li ha invitati a gestire in modo uguale tutti i richiedenti asilo. «Non è possibile - ha spiegato - che non sia possibile utilizzare le strutture di Mare nostrum per accogliere e sottoporre ai controlli sanitari i profughi arrivati via terra». Chiaro il riferimento alla situazione che si è venuta a creare in città dove Comune e Cri hanno dovuto allestire un presidio sanitario nonostante fosse già in funzione quello di Palmanova. Ecco perché il sindaco ha chiesto che «tutti i richiedenti asilo in Italia siano trattati e gestiti in modo uguale creando un sistema unico per gli arrivi via mare e via terra. Allo stesso modo, per mettere a fuoco le problematiche, ha proposto la costituzione di una commissione congiunta parlamentare e governativa unitamente a una aggiuntiva a quella di Gorizia per ridurre i tempi di analisi delle pratiche. Va armonizzata l’interpretazione dei trattati di Dublino, chiarito come procedere con i richiedenti asilo nella fase di ricorso, consentito ai profughi di lavorare, favorito il ricongiungimento dei minori e promosso un unico sistema di accoglienza diffuso Sprar evitando, così, il moltiplicarsi di altri.
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