Profughi a Piancavallo lasciati allo sbaraglio
I profughi sono giunti al Piancavallo in ciabatte e abiti leggeri. Il Comune di Aviano è stato avvisato all’ultimo momento. È intervenuta la Caritas parrocchiale.

AVIANO. Sono arrivati a Piancavallo sabato sera, sotto la pioggia, con le ciabatte e abiti leggeri: sono i venticinque richiedenti asilo che la Prefettura di Trieste ha destinato all’albergo Antares. Non attrezzati per affrontare le temperature sull’altipiano, che, nei giorni scorsi, si aggiravano sugli 8 gradi. In Comune la comunicazione è giunta venerdì sera con l’indicazione che l’operazione era gestita direttamente dalla Prefettura di Trieste, con la collaborazione della Protezione civile e della Caritas.
«Però sino a stamattina (ieri per chi legge, ndr) – spiega il sindaco Stefano Del Cont Bernard – il promesso supporto non era ancora arrivato». I richiedenti asilo rimarranno a Piancavallo per un periodo limitato, al massimo 4 settimane: sono giovani e provengono prevalentemente dall’Africa subsahariana e dal Bangladesh, tutti operai in Libia, Paese da cui sono fuggiti. Ieri mattina il primo cittadino ha sollecitato le Prefetture di Trieste e di Pordenone, la Protezione civile e la Caritas. «Prima di qualsiasi altra valutazione – è il suo pensiero – si pone il problema umanitario che è quello di fornire il minimo indispensabile per il loro soggiorno».
In questo caso l’abbigliamento adatto visto che le temperature sono di otto gradi circa, oltre a un cambio di vestiti. Gli abiti sono arrivati nel pomeriggio grazie al gruppo della Caritas parrocchiale, coordinato da Luigi Sartori. Per i richiedenti c’è anche qualche problema di salute. «Qualcuno – spiega ancora il sindaco – ha una prescrizione fatta al momento dell’arrivo in regione per malattie da raffreddamento. Altri hanno prescrizioni che arrivano dal loro Paese di origine. Prima di partire per Piancavallo sono state date loro medicine per due giorni, che ora sono terminate. A oggi, però, sono privi di qualsiasi supporto: ho segnalato il fatto perché magari non c’è da preoccuparsi, ma questo va accertato».
La Caritas provinciale, comunque intervenuta ieri, ha chiarito di non essere stata coinvolta in quanto si attende a livello nazionale la firma di una convenzione con lo Stato, mentre la Prefettura di Pordenone ha spiegato che la competenza dell’operazione è solamente della Prefettura di Trieste. Il sindaco mette in evidenza che alcuni mesi fa, in occasione di un incontro in Prefettura, aveva chiesto che le amministrazioni locali fossero coinvolte in queste operazioni, per evitare quanto accaduto nel 2008 con l’arrivo di centinaia di richiedenti asilo che aveva fatto nascere proteste in paese.
«Non c’è stato alcun coinvolgimento – osserva –. Magari, se ce lo comunicavano prima, avremmo detto loro di procurare vestiario più pesante. C’è una situazione di emergenza a livello locale, quando a livello nazionale non c’è perché ormai è da mesi che si parla della questione, da quando è scoppiata la crisi libica. Ho l’impressione che le istituzioni trovino difficoltà a pianificare queste situazioni. Ma non credo che uno Stato che sta nel G8 si possa permettere di scaricare da una corriera 25 persone in ciabatte in montagna, sotto un temporale, e senza neppure un cambio d’abito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








