«Prof “terroni”, non parlano italiano»

Il leghista Barberio: «Docenti friulani penalizzati, premiati i meridionali». Giacomini (Cgil): «Attacco offensivo e razzista»

UDINE. «Gli insegnanti del sud nella maggior parte dei casi in classe non parlano nemmeno l’italiano». Parola dell’assessore provinciale al Lavoro Leonardo Barberio della Lega nord. L’esternazione correda la richiesta di una «via preferenziale destinata agli insegnanti del Friuli Venezia Giulia durante le immissioni in ruolo».

È il segretario cittadino dell’Flc Cgil, Natalino Giacomini, a prendere immediatamente posizione: «Mi sento a disagio: l’attacco dell’assessore è offensivo e razzista. E degrada l’intero mondo della scuola». Anche perché nel mondo della scuola friulana, già lavorano fianco a fianco insegnati arrivati da tutta Italia.

E, appena qualche mese fa, l’Invalsi ha certificato l’eccellenza della preparazione dei ragazzi del Friuli Venezia Giulia. «Il nostro sistema non ha barriere e funziona entro le regole – continua Giacomini –. Usare termini offensivi verso le persone e i lavoratori non qualifica nessuno. Io, ovviamente, non mi sento diverso come laureato o diplomato da una persona del sud.

L’assessore usa toni inadeguati e offensivi per affrontare un problema serio che non può essere risolto con la patente di territorialità, ma modificando la legge sul regolamento per rendere omogeneo il conseguimento dei punteggi. I “puntifici” andrebbero eliminati per tutti, così da rendere omogeneo il sistema di valutazione per l’inserimento in graduatoria».

L’assessore provinciale al Lavoro Barberio chiede sia «garantito il diritto al lavoro a chi è nato e vissuto nella nostra regione, a chi da anni lavora sul territorio a contatto con gli studenti della regione e ha alle spalle un bagaglio di conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni locali che non va assolutamente perduto per far posto invece a insegnanti che nella maggior parte dei casi in classe non parlano nemmeno l’italiano! Non è possibile che i nostri amministratori restino con le mani in mano dinnanzi a questa ennesima discriminazione nei confronti della nostra gente che, dopo anni di precariato e sacrifici, ha diritto a una sistemazione definitiva».

E ancora: «Si avviino invece delle indagini serie in riferimento ai punteggi dichiarati dagli insegnanti meridionali: se vengono nelle scuole del nord perché non c’è lavoro in quelle del sud, come hanno fatto ad accumulare quella parte di punteggio di servizio che si consegue solo lavorando? E per la parte derivante dal voto di laurea, titoli culturali e scientifici, da specializzazioni, abilitazioni, master e corsi vari com’è possibile che, in alcuni casi, in pochi anni i precari del sud siano riusciti ad accumulare un punteggio che al nord si accumula in un tempo più lungo?».

È Giacomini a sottolineare che «il nostro sistema non ha barriere e funziona entro le regole, siamo in Europa. Usare termini offensivi verso le persone e i lavoratori, non farà stare meglio i precari. L’assessore deve imparare ad avere un atteggiamento verbale più adeguato al suo ruolo. Perché non legge le proposte del sindacato e dei precari che dicono che la risoluzione di questo problema non passa attraverso bandiere o patenti di friulanità, ma attraverso un reclutamento diverso.

Fomentare il razzismo dicendo che quelli del sud stiano al sud perché quelli del nord sono qualitativamente più bravi, non migliorerà i nostri organici. Questo tipo di atteggiamento, detto da un assessore, sembra gemello dei moti che 70 anni fa parlavano di supremazia perché biondo e alto. Io non mi sento diverso da un altro italiano, né da un europeo, né da un altra persona».

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