Tragedia del Natisone, il Ministero dell'Interno e Arcs entrano nel processo: «Verificheremo i tempi dei soccorsi»
Udienza fiume a Udine per la morte dei tre giovani. Il Procuratore Lia: «In aula audio e video dei drammatici momenti». La mamma di Patrizia: «Vogliamo verità»

È stato aggiornato al 24 marzo il processo per le vittime della piena improvvisa del fiume Natisone, in cui morirono tre giovani il 31 maggio del 2024. È stato deciso al termine dell'udienza per l'ammissione dei circa 50 testi che sfileranno in aula nelle prossime settimane.
Da oggi sono entrati nel processo anche il Ministero dell'Interno e l'Agenzia Regionale di Coordinamento per la Salute del Friuli Venezia Giulia, che saranno chiamati a risarcire i parenti delle vittime qualora venisse riconosciuto loro tale diritto.
In aula c'era anche il Procuratore della Repubblica di Udine, Massimo Lia che, al termine dell'udienza, ha incontrato i giornalisti.
"In aula saranno ascoltate tutte le telefonate che sono intercorse tra una delle vittime e la centrale operativa, saranno inoltre proiettati video e fotografie di quanto accaduto. Siamo persuasi di aver raccolto testimonianze molto importanti, supportate da indagini e verifiche tecniche, tese a verificare i tempi dei soccorsi che avrebbero potuto salvare la vita alle vittime". A supportare i tre vigili del fuoco imputati - che al pari dell'infermiere della Sores Fvg hanno preferito non partecipare all'udienza odierna - c'erano i colleghi del Comando di Udine ma anche degli altri tre comandi regionali: nei mesi scorsi hanno anche promosso una raccolta fondi, per anticipare le spese legali, che ha raccolto già oltre 100mila euro.
La mamma di Patrizia: «Grande lavoro della Procura»
"La Procura di Udine ha fatto un grandissimo lavoro: secondo me hanno preso a cuore questa tragedia, tutto quello che è successo, quindi anche loro vogliono vederci chiaro e capire quello che non è andato. Per noi è un onore che il Procuratore in persona partecipi al processo e lo ringraziamo di cuore per tutto il lavoro svolto e speriamo di trovare verità e giustizia per mia figlia". A dirlo è stata la mamma di Patrizia Doros. Fu proprio la ragazza, in quei drammatici momenti, a chiamare più volte il 112 chiedendo aiuto.
In considerazione della notevole partecipazione di pubblico, dalla prossima udienza il processo sarà trasferito in un'aula più capiente: «Anche oggi ci sono tantissimi ragazzi che le volevano bene, lei era amata da tutti i suoi compagni, da tutti i suoi amici, da chi l'ha conosciuta veramente - ha aggiunto - Era una ragazza straordinaria, una figlia, una sorella, una studentessa straordinaria, un'amica con la A maiuscola, un amore. Torneranno tutti con gli striscioni per lei perché non la dimenticheremo mai, nessuno dovrà dimenticarsi di questi ragazzi, di questa tragedia che ci ha rovinato le vite». «Quindi saremo qua - ha ribadito la mamma - lotteremo ogni volta e speriamo che la frase che è scritta là sull'aula, che la giustizia è uguale per tutti, sia veramente reale: se qualcuno ha sbagliato, deve risponderne».
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