Primo maggio di protesta per il “popolo” dei no

I comitati occupano la piazza di Cervignano, fischiano i sindaci e criticano la giunta Illy
CERVIGNANO.
«No al cementificio di Torviscosa, no alla Tav, no al Corridoio 5, no alle casse di espansione e no alle aperture domenicali nel settore del commercio». Quella che doveva essere la festa del lavoro (e che invece - come ha ricordato dal palco Giorgio Santini della segreteria nazionale della Cisl - «è diventata un lutto nazionale visto il gran numero di morti sul lavoro»), a Cervignano si è trasformata in una grande manifestazione di protesta che ha visto riunirsi in piazza, insieme ai sindacalisti, la maggior parte dei comitati spontanei di cittadini disseminati sul territorio regionale.Tutti desiderosi di esternare la propria contrarietà a uno o all'altro progetto in difesa dell'ambiente. Senza alcuna voglia di scendere a compromessi. Tanto che gli applausi più convinti sono stati riservati al portavoce del comitato contro il cementificio, Settimo Mareno che ha sparato a zero contro tutti: a cominciare dal presidente della Regione Riccardo Illy, per proseguire con l'assessore all'Ambiente Gianfranco Moretton, col gruppo veneto Grigolin che ha progettato lo stabilimento e con i sindaci, primo fra tutti quello di Torviscosa Roberto Duz, «sfiduciato - a detta di Mareno - dalle 1.300 firme raccolte contro il cementificio per difendere il diritto alla salute». E quando il segretario udinese della Cgil, Glauco Pittilino ha cercato di riportare l'iniziativa sui binari di un «confronto propositivo perché - ha spiegato - non siamo qui per sfiduciare nessuno quanto piuttosto per portare avanti idee e valori al tavolo negoziale dissentendo con forza quando è necessario, ma in modo civile», è piovuta un'altra raffica di fischi.


Lo stesso trattamento è stato riservato al sindaco di Cervignano, Pietro Paviotti quando ha invitato tutti a «trovare un minimo comune denominatore, uscendo dalla fase emotiva per valutare questioni delicate come la Tav o il cementificio su una base tecnica e scientifica». A Cervignano la folla colorata e festosa (quasi cinquemila secondo i comitati, fra le tre e le quattromila persone secondo fonti istituzionali) che ha invaso la piazza non aveva alcuna intenzione di «aprire l'ennesimo, inutile tavolo negoziale» ma solo quella di gridare un “no” deciso e senza compromessi attraverso manifesti, cappellini, magliette e striscioni. E così nemmeno al più strenuo “avversario politico” del cementificio, Mauro Travanut (capogruppo ds in Regione) è stato perdonato “l'appoggio” alla Tav. Uno striscione recitava: «Illy e Travanut non vi votiamo perché la Tav non la vogliamo».


Niente sconti ad alcuno, nemmeno sul fronte del lavoro. E se il presidente provinciale della Cia, Franco Clementin, ha chiesto «di permettere all'agricoltura di competere alla pari con gli altri settori» e si è guadagnato la sua dose di applausi criticando «i mostri mascherati da progresso e falsi posti di lavoro come la Tav e il cementificio», il delegato della Filcams Cgil Anna Lendaro ha puntato il dito contro la legge regionale sul commercio e le aperture domenicali e il segretario dell'Anpi Luciano Rapotez ha ricordato l'importanza di chi ha combattuto per il lavoro e per i sindacati al grido «Viva la Resistenza». A chiudere il comizio è stato Santini il quale, dopo aver fatto rispettare un minuto di silenzio per le morti sul lavoro, ha parlato di una società «che ha perso la bussola, nella quale il lavoro è poco considerato e il consumo è diventato consumismo». Nemmeno il Governo di centrosinistra è stato risparmiato da qualche critica. Giorgio Santini, a nome di Cgil, Cisl e Uil, ha invocato la riforma degli ammortizzatori sociali e delle norme sugli appalti.

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